Matteo Lancini: "Rabbia e paura ci fanno crescere, lasciate che i figli ne parlino con voi"
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Situationship, love-bombing, ghostarsi: per i giovani la coppia diventa un luogo sempre più insidioso e fluido. E così anche per tanti adulti. Perché? Risponde uno che con adolescenti e genitori parla da oltre 35 anni: Matteo Lancini, psicologo e psicoterapeuta, presidente della Fondazione Minotauro, docente alle università Milano-Bicocca e Cattolica, autore di molti saggi, l'ultimo si chiama "A volte ti amo" (Einaudi). In studio spiegare come non siamo di fronte a ragazzi "deboli perché viziati e coccolati", ma a genitori troppo occupati a fare altro, che non hanno saputo o voluto ascoltare le emozioni negative dei figli: rabbia, tristezza, solitudine. "Devi essere te stesso ma a modo mio", il nostro motto, pena il deluderci e il farci sentire in errore. E il figlio della famiglia amorevole questo non riesce a farlo, preferisce restare in superficie. Ma il non detto poi può esplodere.
E così diamo la colpa dei disagi a internet, la musica trap, i social che "non sono la causa ma la conseguenza del mancato ascolto, della mancata verbalizzazione, dell'isolamento, i ritirati sociali crescono sempre più, i reati gravi sono eclatanti ma pochi in rapporto al numero dei giovani che escono dalla partita". Lancini ci dà le domande chiave da porci ("Lo faccio per te o per me?") e i tabù da sfatare ("Chiedi a tuo figlio come sta, chi è, se ha mai pensato al suicidio e non ti preoccupare, non ci penserà perché glielo domandi tu"). Con una confessione personale: "Ho una dipendenza da lavoro, mio figlio di 14 anni ha costruito un dissing contro di me che non ci sono mai". Intervista di Giulia Santerini
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