Prati del Salet, Lago del Mis, Cadini del Brenton e Vincheto 2026
Alberto Trevisan
0:00 / 0:00
Prati del Salet, Lago del Mis, Cadini del Brenton e Vincheto 2026
92 просмотра · 8 дн. назад
Alberto Trevisan
37 подписчиков
92 просмотра · 8 дн. назад
Ci sono giornate in cui la montagna decide di cambiare i nostri programmi, ma non certo di fermare il nostro desiderio di avventura! La pioggia minaccia l’escursione prevista sul Lago di Garda e così, con lo spirito indomito di chi non si arrende alle bizze del tempo, in pochi decidiamo di puntare verso una meta più benevola, dove il sole di ottobre promette ancora meraviglie.
E la montagna, ancora una volta, non ci delude!
È una giornata insolitamente calda per ottobre quando raggiungiamo i prati del Salet, sede del Centro Equestre dei Carabinieri. Qui, lungo la verde vallata del torrente Cordevole, la natura si apre in un anfiteatro di quiete e solennità.
I prati si distendono come un immenso tappeto verde, mentre i cavalli si muovono con passo elegante e cadenzato.
In questi magnifici animali convivono l'istinto selvaggio della natura e la disciplina dell'addestramento, la potenza muscolare e la grazia del movimento. Uno spettacolo che invita a fermarsi, osservare e riconoscere il profondo legame che da secoli unisce l'uomo al cavallo.
Ma la strada ci chiama! Dopo una meritata sosta per la colazione, riprendiamo il cammino, pronti a inseguire il richiamo delle acque e delle meraviglie nascoste nella valle.
La nostra meta ci accoglie con uno spettacolo che porta con sé un messaggio silenzioso.
La cascata della Val Montareze, un tempo forse più impetuosa, lascia scendere le proprie acque con voce flebile. La siccità ha ridotto la sua forza e quello che dovrebbe essere un fragoroso canto della natura si trasforma in un sussurro tra le rocce.
Poco distante, però, il torrente Cordevole continua la sua corsa deciso e instancabile, cuore pulsante di questa valle. Le sue acque riflettono l'azzurro del cielo, disegnando bagliori luminosi tra le sponde.
È un contrasto che colpisce, da una parte la forza del torrente, dall'altra la fragilità di una cascata privata di gran parte della sua acqua. La montagna ci regala bellezza, ma ci ricorda anche quanto gli equilibri naturali siano preziosi e quanto il cambiamento climatico lasci segni sempre più visibili nel nostro paesaggio.
Lasciata la cascata, ci dirigiamo verso il vicino Lago del Mis, dove il paesaggio rivela un'altra delle sue trasformazioni.
Il livello dell'acqua è sceso di circa dieci metri a causa della siccità, lasciando emergere porzioni di sponda che normalmente riposano sotto la superficie. Il lago appare diverso, quasi irriconoscibile in alcuni punti, testimone silenzioso di una stagione avara di precipitazioni.
Ci concediamo una pausa sulla panca del rifugio, ormai chiuso per la fine della stagione.
Ma la nostra curiosità non conosce soste. Ci attende un luogo straordinario, una meraviglia che normalmente si nasconde sotto il livello dell'acqua.
Raggiungiamo la caverna della cascata della Soffia, resa accessibile dalle particolari condizioni del lago. Qui la natura ci apre una porta sul suo mondo più intimo e misterioso.
Sotto di noi, l'acqua è così limpida da sembrare invisibile. Il fondo si distingue con sorprendente nitidezza, mentre il colore verde smeraldo accende la cavità di riflessi quasi irreali. Uno specchio naturale tanto invitante da far venire voglia di tuffarsi, anche se la temperatura dell'acqua ci riporta subito alla realtà!
Pochi passi ancora ed eccoci alla base della cascata, dove l'acqua si anima in una danza spumeggiante, precipitando tra le rocce e rompendo il silenzio con la sua voce potente.
Ma lo spettacolo non è finito. Risaliamo il percorso per raggiungere la parte superiore della cascata e ci addentriamo nel canyon da cui sgorga il torrente che la alimenta.
Qui le pareti rocciose si stringono attorno all'acqua cristallina, creando un ambiente selvaggio e suggestivo. È come entrare in una cattedrale scolpita nei secoli, dove l'acqua è l'artista instancabile e la roccia la sua tela eterna.
Poco distante ci attendono i Cadini del Brenton, un'altra straordinaria opera della natura.
L'acqua cristallina ha modellato la roccia nel corso dei millenni, scavando con pazienza pozze e cavità dalle forme sinuose. Ogni conca è uno scrigno naturale, ogni superficie riflette la luce e restituisce sfumature di verde smeraldo che sembrano appartenere a un mondo incantato.
È la dimostrazione di come la natura non abbia bisogno di grandi scenografie per stupire, le bastano l'acqua, la pietra, il tempo e quella forza silenziosa che trasforma lentamente il paesaggio in un capolavoro.
La giornata volge al termine, ma abbiamo ancora tempo per un'ultima tappa, il Parco del Vincheto.
Tra gli animali che vivono nel parco, il nostro sguardo è attirato dai rari cervi bianchi, presenze affascinanti che sembrano uscite da una leggenda antica. La loro figura elegante si staglia nel verde, regalando alla nostra avventura un finale speciale.
È un incontro che ci invita a rallentare, a osservare senza fretta e a ricordare che la natura non è fatta soltanto di panorami spettacolari, ma anche di creature da conoscere e proteggere.