Il pensiero debole 一 Pier Aldo Rovatti
Andrea Cirla
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Il pensiero debole 一 Pier Aldo Rovatti
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Pier Aldo Rovatti cita il libro antologico dal titolo "Il pensiero debole", curato da Gianni Vattimo e dallo stesso Rovatti, per raccontare le origini e le caratteristiche dell'omonima corrente filosofica. Dopo trent'anni il dibattito portato avanti nel libro è ancora vivo e foriero di diverse polemiche.
Il centro del pensiero debole sta nel mettere in discussione un concetto di verità univoco. Nei secoli in nome della "Verità" si sono compiute innumerevoli crociate, religiose e non, che hanno avuto diversi effetti negativi e che hanno a che fare con il potere.
L'uomo, così come lo intende il pensiero debole, non si riduce alla conoscenza, al sapere, alla gnoseologia, ma ha a che fare con la pratica. Il pensiero debole, quindi, non si rifà a quell'uomo che si isola a pensare, che si riduce al solo pensare e che trova i suoi luoghi deputati al pensare. Al contrario il pensiero debole deve avere la capacità di essere di tutti. Il filosofo deve aiutare i singoli soggetti a pensare, ma la filosofia non gli appartiene in maniera esclusiva.
L'uomo che ha a che fare con il pensiero debole si orienta sul piano dell'etica e della politica, proprio in quanto singolo soggetto e portatore della sua propria responsabilità. Il pensiero debole ha indagato nella storia della filosofia per trovare nei singoli pensatori tale tendenza.
Cosa significa "etico" per il pensiero debole? Non si riduce a un elenco di norme e regole, ma ha piuttosto a che fare con uno stile di vita. L'individuo non è il padrone del mondo, non è al centro del cosmo, è bensì la produzione di una società liberale. In questo senso anche l'individuo è "indebolito".
Pier Aldo Rovatti è professore di Filosofia teoretica presso l’Università di Trieste. Dirige la rivista aut aut. Si è occupato di fenomenologia e della svolta nichilistica novecentesca ed è stato tra i coniatori del “pensiero debole”. Il serrato confronto con gli esiti paradossali delle filosofie della soggettività lo ha portato a evidenziare il significato filosofico di dimensioni emblematiche come quelle del silenzio, del pudore, della follia e del gioco. Tra i suoi libri: Abitare la distanza. Per un’etica del linguaggio (Milano 1994); Introduzione alla filosofia contemporanea (Milano 1996); Il paiolo bucato. La nostra condizione paradossale (Milano 1998); La follia in poche parole (Milano 2000); Guardare ascoltando (Milano 2003).