Spondilolistesi L5-S1 da lisi istmica: Non Riusciva a Fare 20 Metri
Emiliano Passacantilli
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Spondilolistesi L5-S1 da lisi istmica: Non Riusciva a Fare 20 Metri
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Spondilolistesi L5-S1 da lisi istmica: dopo 20 metri doveva fermarsi e la notte non riusciva a dormire. In questo video il caso clinico completo e la sua testimonianza a 3 mesi dall'intervento.
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La spondilolistesi è lo scivolamento di una vertebra rispetto a quella sottostante. In questo caso nasce da una lisi istmica (o spondilolisi): l'istmo, il piccolo ponte osseo che unisce la parte posteriore della vertebra al corpo vertebrale, negli anni ha perso consistenza ed è stato sostituito da tessuto fibroso. Senza quel punto di ancoraggio la quinta vertebra lombare è scivolata in avanti sul sacro, formando un vero e proprio scalino, ben visibile alle radiografie in flesso-estensione. Con il tempo il disco intervertebrale si è consumato fino a scomparire, l'osso è diventato bianco per i fenomeni artrosico-degenerativi ed è comparsa anche un'ernia del disco calcificata.
La particolarità di questo caso: il canale centrale, dove scorrono le radici nervose, era rimasto integro, senza stenosi. A stringere erano i forami, le finestre laterali da cui i nervi escono dalla colonna: con lo scivolamento si sono letteralmente "ghigliottinati", strozzando la radice L5 da entrambi i lati. Da qui il mal di schiena, il dolore alle gambe, alle natiche e ai piedi, la lombosciatalgia bilaterale e la sensazione di non riuscire più a camminare: venti metri e bisognava sedersi, sempre curvi in avanti, con notti insonni.
Per circa un anno la terapia conservativa non ha dato risultati: antinfiammatori, cortisone, cerotti e farmaci per il dolore neuropatico non toglievano il dolore e, presi a lungo, cominciavano a creare altri problemi. Quando i farmaci non bastano più e l'autonomia di cammino si riduce così tanto, si valuta l'intervento. Qui è stata eseguita una stabilizzazione vertebrale per via posteriore: allargamento dei forami per ridare spazio alle radici, viti peduncolari e barre a bloccare il segmento, riduzione quasi completa dello scivolamento, rimozione della sola porzione di ernia che comprimeva il nervo (un intervento meno invasivo, senza asportare tutto il disco) e innesto di osso del paziente per l'artrodesi lombare. Le vertebre erano già ravvicinate, quindi non è stato necessario alcun distanziatore. Il rischio principale, seppur raro, è l'infezione della ferita: per questo il primo mese va vissuto con tranquillità e attenzione alla medicazione.
Il recupero: in piedi già la mattina dopo l'intervento. I primi due-tre giorni sono stati i più difficili, con dolore e "scosse elettriche", poi il miglioramento è stato netto. A tre mesi cammina senza limiti di chilometri, si piega, ha sospeso il busto (lo indossa solo per le attività più faticose) ed è tornato a una vita normale; restano fastidi lombari nel girarsi a letto e nell'alzarsi, del tutto attesi finché la fusione ossea non si completa. Il controllo radiografico si ripeterà dopo altri 3-4 mesi. Bicicletta autorizzata con gradualità, corsa ancora prematura. Per mantenere il risultato: controllo del peso, fisioterapia posturale e attività fisica regolare. Ogni caso è diverso: tempi e risultati dipendono dalla singola situazione clinica.
⚠️ I contenuti di questo video hanno scopo puramente divulgativo e informativo e non sostituiscono il parere del medico curante. Per ogni decisione riguardante la tua salute rivolgiti a un professionista.
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