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Cosa succederebbe se uno sciame di missili e droni attaccasse una città italiana?

La Repubblica

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Cosa succederebbe se uno sciame di missili e droni attaccasse una città italiana?

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In Ucraina accade ogni giorno, da noi è stato uno degli scenari dell'esercitazione Joint Stars 2025, il più importante momento di prova della Difesa. Sotto la direzione del Comando di Vertice Operativo Interforze, guidato dal generale Giovanni Maria Iannucci, reparti terrestri, aerei e navali si sono addestrati assieme a unità degli altri organismi statali ipotizzando un conflitto moderno, in cui una "guerra ibrida" precede e accompagna i combattimenti tradizionali. Un vero shock test, in cui valutare la capacità di misurarsi con forme di aggressioni cyber, spaziali, informative senza contare sugli alleati. Ad esempio è stato simulato un assalto complesso, lanciato contro il sud della Sardegna: prima dieci missili balistici, seguiti da un'ondata di missili cruise e droni bombardieri. A protezione dell'isola c'erano i migliori sistemi contraerei europei: una batteria Samp-T e il cacciatorpediniere "Caio Duilio". Che però non sono riusciti a fermare tutti i missili balistici. Perché? Come viene spiegato in questo video dal generale Nicola Piasente, c'è bisogno di uno "scudo multistrato" che possa selezionare la risposta alle minacce a differenti distanze e di una rete di controllo satellitare che avvisti i missili balistici quando partono. Tutti apparati che sono in corso d'acquisizione ma non saranno operativi prima di anni. Di Gianluca Di Feo, montaggio di Elena Rosiello