22 Da Aristotele a Locke: la "morte" dell'anima
Finito-Infinito
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Per Aristotele l’anima è la forma del corpo, ma c'è una parte di essa che non muore insieme a noi: l'intelletto agente. Nel Medioevo, il filosofo islamico Averroè, interpretando Aristotele, sostiene che l'intelletto agente è unico e universale, e l'anima del singolo individuo alla morte si dissolve in esso. Tommaso d'Aquino prova a salvare l'immortalità, ma nel Quattrocento i medici iniziano a studiare i corpi, dimostrando che memoria e passioni dipendono solo dalla carne e dal cervello. La svolta arriva con Cartesio: toglie all'anima le funzioni vitali e la riduce a pura mente, al mero pensiero. Il colpo di grazia lo dà John Locke: Dio può rendere la materia pensante. Ma se la materia può pensare, perché sostenere l'esistenza di un'anima spirituale?
0:00 - Introduzione. Corpo e anima
1:35 - Platone e il mito
2:33 - L'ilemorfismo di Aristotele
6:02 - Immortalità dell'anima (primo argomento)
7:56 - Immortalità dell'anima (secondo argomento)
11:08 - Intelletto possibile e intelletto agente
12:30 - Il dibattito del Medioevo
16:14 - Crisi dalle scoperte di fisiologia del Quattrocento
19:14 - Cartesio e la ghiandola pineale
20:21 - Gli occasionalisti
25:27 - John Locke critico dell'innatismo di Cartesio
29:28 - La teologia filosofica di Locke
33:33 - Due punti critici: la materia "pensante" e la materia "inerte"
37:23 - Locke in un vicolo cieco: perché non ritorna all'ilemorfismo
44:54 - Locke ispira l'Illuminismo radicale (Voltaire, La Mettrie, Diderot)
46:12 - La polemica con il vescovo di Worcester e quella (mancata) con Leibniz
48:07 - Conclusione: Locke "padre" involontario del materialismo
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