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Devianza minorile, oltre il reato: storie, fragilità e percorsi di rinascita

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Devianza minorile, oltre il reato: storie, fragilità e percorsi di rinascita

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Ogni anno in Italia circa 20mila ragazzi e ragazze entrano nei circuiti della giustizia penale minorile. Di questi, circa 550 vengono ospitati negli istituti penali minorili. Numeri che riportano l'attenzione su una questione complessa, in cui il reato rappresenta spesso il punto di arrivo di percorsi segnati da fragilità sociali, povertà educativa, isolamento e mancanza di opportunità. Comprendere la devianza minorile significa infatti andare oltre il fatto criminale e interrogarsi sulle storie individuali che lo precedono. «È decisivo conoscere la storia di una persona», osserva il criminologo Adolfo Ceretti, sottolineando come molti giovani fatichino a dare un senso al proprio vissuto e a costruire una narrazione capace di includere anche l'esperienza del reato. Un percorso di consapevolezza che può rivelarsi fondamentale per evitare che l'errore diventi un'identità e che la marginalità si trasformi in una condizione permanente. Tra le nuove sfide emerge inoltre il ruolo del mondo digitale. Secondo il procuratore nazionale antimafia Giovanni Melillo, il web sta assumendo un peso crescente nei processi di radicalizzazione e reclutamento dei minori. Un fenomeno che riguarda tanto le reti jihadiste quanto quelle di matrice suprematista e neonazista, spesso caratterizzate da dinamiche difficili da intercettare e dà segnali di allarme poco visibili. Accanto alle criticità, però, esistono esperienze che dimostrano l'efficacia di interventi capaci di accompagnare i giovani verso nuove prospettive. In questa direzione si inserisce "Cambio Rotta", l'iniziativa promossa da Con i Bambini nell'ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Con un investimento complessivo di 14,5 milioni di euro, il programma ha sostenuto 17 progetti che hanno coinvolto oltre 3mila ragazzi e ragazze autori di reato, promuovendo percorsi di reinserimento sociale costruiti attorno alle esigenze delle singole persone. Gli interventi hanno interessato diversi ambiti della crescita, da quello educativo a quello formativo e lavorativo, fino al sostegno delle relazioni familiari e sociali. Un elemento particolarmente significativo riguarda la collaborazione tra i 370 enti del Terzo settore coinvolti, gli Uffici di servizio sociale per i minorenni (USSM) e i servizi sociali territoriali. La coprogettazione dei percorsi educativi ha infatti favorito la nascita di nuove modalità operative e di sinergie che hanno contribuito a rendere più efficace la presa in carico dei minori, fino alla definizione di un documento con gli “Orientamenti di policy per i minorenni e le minorenni autori di reato frutto delle esperienze del bando Cambio rotta” La devianza minorile continua a rappresentare una delle sfide più delicate per il Paese. Affrontarla significa investire non solo nella sicurezza, ma anche nell'educazione, nella prevenzione e nella costruzione di opportunità concrete. Perché dietro ogni ragazzo che ha commesso un reato c'è una storia che merita di essere compresa e, soprattutto, la possibilità di immaginare un futuro diverso. Servizio a cura di Rosa Cambara e Lara Esposito Si ringrazia Ortensia Ferrara per le interviste