Mix di canti sul Monte Ortobene 🌳 "Festa del Redentore" ❤️ Nuoro 2026
Esploratrice Curiosa
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Mix di canti sul Monte Ortobene 🌳 "Festa del Redentore" ❤️ Nuoro 2026
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Questo video inizia con la struggente canzone "Nunnale" composta dal cantautore Luciano Pigliaru che è stata scritta per ricordare Paoletto Ruiu, titolare della farmacia di Orune, che il 22 ottobre del 1993 venne rapito da un commando armato a pochi chilometri dal paese, in località Nunnale, in agro di Orune, mentre si recava a Nuoro per trascorrere la serata con la famiglia. Da allora, di Ruiu non si ebbero più notizie.
L' esibizione di Luciano Pigliaru, che ha eseguito diversi brani del suo repertorio, era inserita nel programma "Ortobenfest", organizzato dalla Pro Loco in collaborazione con l'Associazione Paskedda Zau e l'Associazione Barbagia nel Mondo.
(Il toponimo Nunnale dà il nome all'imponente nuraghe monotorre edificato a ridosso di una colossale e bizzarra sporgenza rocciosa naturale (Sa Pedra de Nunnale), che sembra quasi fare da guardia o da protettrice al monumento)
La seconda canzone scritta da Bepi De Marzi e cantata, in questo video, dal "Coro Su Sarbadore", è "Bènia Calastoria" che racconta di Beniamino il quale, di ritorno a casa dopo l'emigrazione in Belgio per lavorare nelle miniere, voleva per se una calastoria, una "bella storia". Ma le sue aspettative vengono deluse: la terra di so popà, suo padre, la valle dove gera le contrà, dove una volta c'erano i villaggi, è cambiata radicalmente. Il verdeggiante paesaggio alpino ha ceduto davanti all'industrializzazione, i campi e le foreste hanno lasciato il posto a fabbriche e città: la sua terra non è più quella, è stata rovinata.
Segue l'ultima parte della lunga esibizione del Tenore improvvisato, giusto per evidenziare che sono cambiati i componenti del Tenore. Infatti non è più presente Andrea Rosas, rimangono Antonello Catgiu, voce del Tenore Untana Bona, il ragazzo più giovane e si uniscono al canto altri due giovani.
Nell'ultima parte del video c'è la parte finale del celebre canto popolare sardo "Nanneddu meu", poesia scritta alla fine dell'Ottocento dal poeta di Tonara Peppino Mereu e musicata prima da Nicolò Rubanu
e successivamente ripresa dal Maestro del Folklore Tonino Puddu.
È un canto di protesta in cui, in forma di lettera ad un amico, Mereu denuncia lo stato di miseria e oppressione in cui versavano gli strati sociali più bassi verso la fine dell’Ottocento in Sardegna.
La canzone inizia e termina con questo versetto: "Nanneddu meu, su mundu est gai, a sicut erat e non torrat mai"
Mio caro Nanni, così va il mondo, com'era non torna più.
La morale che ne segue ascoltando le considerazioni di Beniamino in "Bènia Calastoria", ciò che Peppino Mereu scrive all'amico Nanneddu e quello che penso anch'io frugando nei ricordi della vita passata è che ormai il bel tempo passato non tornerà mai più.