Prima della sala operatoria disse una frase sola. Era per sua figlia | Consulto – Elisa Soul Medium
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Prima della sala operatoria disse una frase sola. Era per sua figlia | Consulto – Elisa Soul Medium
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In questo consulto medianico un papà torna per la figlia. Se n'era andato dopo un'operazione a cuore aperto, tra complicazioni che nessuno le aveva raccontato fino in fondo. E la prima cosa che ha voluto dirmi è che non è arrabbiato con l'ospedale.
Ha cominciato lui, prima ancora che io sapessi chi fosse: mi ha parlato di oggetti spostati e fatti cadere, di una candela accesa, di una nipote descritta con un'iniziale precisa, di un saggio di danza guardato da lontano. Poi un orologio argentato, che vuole lasciare al figlio. Poi l'aereo — e il figlio si è laureato in aeronautica. Poi la moglie vista dietro un vetro, dove lavora ogni giorno.
Quando siamo arrivati agli ultimi momenti mi ha fatto sentire il petto chiuso, i polmoni, un tubicino in gola. E ha aggiunto quella frase: «Io non sono arrabbiato per l'ospedale». Sapeva che qualcosa non era stato gestito bene, che si poteva fare diversamente. Ma non è quello che è venuto a dire.
Voglio fermarmi qui, perché è la parte che riguarda tante persone che mi scrivono.
Quando un caro se ne va così — dopo un intervento, dopo un ricovero, dopo un «vedrà che va tutto bene» — spesso resta una rabbia enorme: verso i medici, verso l'ospedale, a volte verso noi stessi che non abbiamo insistito abbastanza. È una rabbia legittima, non ti dirò mai di non provarla.
Ma quello che vedo nei consulti è che loro, dall'altra parte, quella rabbia non ce l'hanno più. La lasciano quasi subito. E finché la teniamo noi, resta un filo teso fra noi e loro: è quello che io chiamo patto energetico, quel «io resto qui, nel dolore» che facciamo senza accorgercene e che tiene fermi tutti e due. Lasciare andare non è dimenticare, e non è nemmeno dire che è stato giusto: è togliere quel peso a noi e a loro.
E infatti, alla fine, la cosa che gli stava più a cuore non era l'ospedale. Era sua figlia: l'ultima frase che ha detto prima di entrare in sala operatoria era per lei — e in questo consulto torna proprio su quella preoccupazione, sulla sua casa e sulla sua vita di adesso.
So quanto sia importante poter parlare con chi non c'è più, e quanto faccia male aspettare. I tempi di attesa per un consulto sono ormai diventati improponibili. Proprio per questo ho creato la community Oltre il Velo, uno spazio dove continuare questo cammino insieme. Trovi tutte le informazioni qui: https://www.elisasoulmedium.com/consulto
Instagram: / elisa_soulmedium
Sito web: https://www.elisasoulmedium.com/
Il mio libro: https://www.hortidigiano.com/prodotto...
📌 Indice / Capitoli
00:00 «Io sono orgoglioso di te»: il primo messaggio
00:17 «Muovere gli oggetti, farli cadere»: come provava a farsi sentire
00:48 Le nipoti descritte una per una
02:09 Il saggio di danza che ha guardato da lontano
02:56 «Ci siamo conosciuti e innamorati subito»: il messaggio per la moglie
03:47 «Persone che vanno e vengono, sempre di fretta»
04:44 L'aereo: la passione del figlio
09:57 L'orologio argentato da lasciare al figlio
11:12 Il petto, i polmoni: gli ultimi momenti
12:08 L'operazione a cuore aperto e la carotide
13:37 «Io non sono arrabbiato per l'ospedale»
14:15 Cosa è successo davvero dopo l'operazione
16:59 La mamma vista dietro un vetro
18:14 «Sono tornato io a prendere mia mamma»
20:45 La nonna che ha perso tre figli
22:14 L'ultima frase prima della sala operatoria
23:22 La separazione e la famiglia che lo trascina
25:09 «Non devi farti problemi ad andare avanti»
26:11 La nipotina che lo vede
33:36 «Basta discussioni con la mamma»
34:44 Il sogno: «Posso andare via?»
35:29 «In quella casa ci stai tu»
38:05 Il rapporto difficile con il fratello
40:16 Il nipote di 8 anni: «sii più morbido con lui»
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