Matera 1935: perché nei Sassi ogni famiglia segnava il proprio pane
Tomas Merkman
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Matera 1935: perché nei Sassi ogni famiglia segnava il proprio pane
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Alle quattro del mattino, nel Sasso Barisano, due squilli di tromba annunciano il forno. Una donna apre la porta di casa, che è anche l’unica apertura da cui entrano l’aria e la luce, e su ogni pane c’è un segno: le iniziali del capofamiglia, impresse con un timbro di legno. In fondo alla grotta, oltre una tenda, c’è il mulo. Entriamo in un vicinato dei Sassi di Matera, dagli anni Trenta ai primi anni Cinquanta: poche case intorno a un cortile largo tre metri, una cisterna, un forno a pochi passi. Ci guidano due testimoni veri: Stacchiuccio, ragazzo di via Casale che da anziano ha raccontato la sua infanzia a Eliana Di Caro, e la psicologa Lidia De Rita, che nei primi anni Cinquanta passò ore nei cortili dei Sassi con un quaderno e tre domande. Il nostro vicinato non ha un numero civico e nessun nome è inventato; dove le fonti non concordano, diciamo le due versioni.
📌 Cosa scoprirete
• La casa e l’acqua: perché le case dei Sassi non erano tutte uguali — la grotta, la grotta con la facciata in tufo, il lamione, la casa palazziata —, il vano unico con il letto alto più di 60 cm, le galline sotto e il mulo dietro la tenda, la cisterna che raccoglieva la pioggia dai tetti, le fontanine dell’Acquedotto pugliese (1926 o 1927) e il Palombaro lungo da 5 milioni di litri
• Il pane e il lavoro: la notte della mietitura con la falce e i cannelli, il forno a legna e il garzone con la tavola sulla spalla, perché ogni famiglia segnava il proprio pane con un timbro di legno, chi lo intagliava, perché si cambiava alla morte del più anziano di casa e perché poteva essere un pegno d’amore
• Un ragazzo di via Casale: la madre Lucia, unica del vicinato a saper leggere, la carne tre volte l’anno, la festa della Bruna del 2 luglio e il 21 settembre 1943, quando una scorciatoia tra i pomodori salvò Stacchiuccio e suo fratello dalla rappresaglia che finì nel palazzo della Milizia
• Il vicinato e le porte murate: le tre domande di Lidia De Rita e le risposte che la sorpresero, la crapiata del 1° agosto e il cortile dove un anno la pentola non fu messa sul fuoco, il trasloco nei borghi nuovi e che cosa si vede oggi — la casa-grotta di vico Solitario, i timbri al Museo Ridola, il carro della Bruna
Contenuto educativo e storico.
📚 Fonti principali
• Lidia De Rita, «Controllo sociometrico di vicinati in una comunità lucana», «Bollettino di Psicologia applicata», n. 4-5, 1954 — edizione digitale Energheia, Matera, 2020
• Eliana Di Caro, «C’era una volta nei Sassi», in «Basilicata d’autore», a cura di Mimmo Sammartino, Manni, 2017 (ripreso da «doppiozero», 2018)
• Atlante delle stragi naziste e fasciste in Italia, scheda «Episodio di Matera, 21.09.1943», a cura di Chiara Dogliotti e Igor Pizzirusso
• Museo Laboratorio della Civiltà Contadina di Matera, Barbara Eramo, «L’abbandono dei Sassi: deportazione o agognato trasferimento?», con le testimonianze raccolte da Tullio Tentori
• Unioncamere, «I timbri del pane», mostra digitale su Google Arts & Culture
— e altre fonti.
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