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Da Impero N.1 dei Ciclomotori in Italia a Rovina: Fabbrica Malaguti, Bologna

Industrie Perdute

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Da Impero N.1 dei Ciclomotori in Italia a Rovina: Fabbrica Malaguti, Bologna

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Da Impero N.1 dei Ciclomotori in Italia a Rovina: Fabbrica Malaguti, Bologna Nelle strade di San Lazzaro di Savena, a pochi chilometri dal cuore di Bologna, rombava un impero. Lo stabilimento Malaguti non era semplicemente una fabbrica di ciclomotori: era un pezzo d'identità italiana, una realtà familiare costruita mattone su mattone in decenni di sudore emiliano, capace di tenere testa ai colossi giapponesi quando tutto il mercato europeo tremava sotto i loro attacchi. Una generazione ci ha vissuto su quella sella: i padri che negli anni Settanta tagliavano le strade su un Malaguti, e poi quei figli degli anni Ottanta e Novanta a cui veniva regalato il Fifty o il Phantom come rito di passaggio, come primo assaggio di libertà, come il mezzo più desiderato di una giovinezza intera. Quel nome, Malaguti, non era un marchio. Era un patto tra una famiglia e un Paese. Poi è arrivato il silenzio. Nel 2011, soffocata da un'ondata inarrestabile di importazioni asiatiche a prezzi impossibili da battere e abbandonata da uno Stato che non ha mai alzato un dito per proteggere uno dei suoi gioielli industriali più amati, la Malaguti ha chiuso i cancelli. I lavoratori sono rimasti fuori, in lacrime, davanti a una fabbrica che non aveva smesso di saper fare il suo mestiere, ma che non poteva più permettersi di esistere. Non è stata la qualità a ucciderla. Non è stato il mercato. È stata l'indifferenza, quella fredda e sistematica incapacità di proteggere ciò che valeva la pena difendere. E poi è arrivato l'affronto finale. Il nome storico della Malaguti, quel marchio che portava con sé settant'anni di orgoglio bolognese, è stato acquistato da un gruppo austriaco, la KSR, per essere appiccicato sopra scooter assemblati in Cina e rivenduti in Europa come se nulla fosse. Questa è la storia di come un impero familiare italiano è stato prima lasciato morire e poi svuotato della sua anima, e di cosa dice quella distruzione silenziosa sul futuro dell'industria che questo Paese ha costruito con le proprie mani.