MIA NIPOTINA FILOSOFA - #galimberti #umbertogalimberti #filosofia #scuola #educazione #famiglia
Videoteca Umberto Galimberti
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In questa analisi, la crisi della scuola non viene letta come un problema organizzativo, ma come un sintomo di una trasformazione più profonda dell’uomo e della società. La scuola non è più in grado di educare non perché abbia perso strumenti, ma perché è cambiato il contesto in cui l’educazione avveniva. Galimberti lo afferma con chiarezza: “i giovani non sono più sostenuti da un orizzonte di senso”, e senza senso l’educazione diventa trasmissione vuota.
Il punto decisivo è che la scuola nasce in un mondo in cui esistevano valori condivisi, autorità riconosciute, tempi lunghi. Oggi questi elementi sono crollati. In L’ospite inquietante emerge che i giovani vivono in una condizione di nichilismo, dove “non c’è più differenza tra ciò che ha valore e ciò che non lo ha”. In questo vuoto, la scuola continua a proporre contenuti, ma questi contenuti non trovano più un terreno su cui radicarsi.
La figura dell’insegnante si svuota non per incapacità individuale, ma perché è venuta meno la sua funzione simbolica. Non rappresenta più un’autorità, ma un ruolo tecnico. Galimberti sottolinea che “l’educazione non è informazione”, e quando la scuola si riduce a informare, perde la sua forza. I ragazzi possono ottenere informazioni ovunque, ma non trovano luoghi in cui costruire significato.
Un esempio concreto è il rapporto con il sapere. Un tempo lo studio era legato a un progetto di vita, oggi è percepito come obbligo. Non perché i giovani siano meno capaci, ma perché non vedono il nesso tra ciò che apprendono e ciò che vivono. La scuola parla un linguaggio che non intercetta più l’esperienza.
C’è poi un elemento più radicale: la trasformazione del tempo. La scuola richiede lentezza, concentrazione, continuità. Il mondo contemporaneo, invece, è accelerato, frammentato, immediato. Galimberti mostra che questa incompatibilità è decisiva: “la tecnica ha modificato il nostro rapporto con il tempo”, e l’educazione non può più funzionare come prima.
Il problema non è quindi la scuola in sé, ma il fatto che continua a operare con categorie di un mondo che non esiste più. Si tenta di correggere metodi, programmi, strumenti, ma senza mettere in discussione il contesto. E così ogni riforma resta superficiale.
La domanda allora cambia direzione: non come migliorare la scuola, ma quale idea di uomo la scuola presuppone. Finché l’uomo viene pensato come destinatario di contenuti, l’educazione resta incompleta. Educare significa introdurre al senso, e senza senso non c’è apprendimento che tenga.
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