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"Grazie all'innovazione, i trial clinici ci fanno arrivare oggi alla cura del futuro"

CEMAD - Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS

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"Grazie all'innovazione, i trial clinici ci fanno arrivare oggi alla cura del futuro"

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Nell'intervista, il Prof. Antonio Gasbarrini (Direttore Scientifico Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS) sintetizza contenuti e obiettivi di "Clinical Trials Day 2026" Per saperne di più https://cemad.policlinicogemelli.it/ "I clinical trials sono davvero una grande innovazione, ma nella realtà dei fatti fanno già parte della pratica clinica. I trial clinici, soprattutto nell'era dell'intelligenza artificiale, ci permettono di avere accesso rapidissimo all'innovazione. Dal momento che si scopre una molecola, poi si arriva alla messa a terra di quella idea della scoperta di quell'antigene, della scoperta di quell'anticorpo particolarmente efficace, di quella scoperta di quel device chirurgico che può cambiare la precisione con cui si fa un intervento, da quel momento alla messa a terra passano due, tre, quattro, cinque, dieci anni. Poter avere accesso a quella innovazione dieci anni prima vuol dire tanto. In alcune malattie vuol dire sopravvivere, la differenza tra sopravvivere o morire. Ad esempio, pensate a una grande chirurgia ortopedica, poter camminare o essere obbligati a utilizzare delle protesi o, in alcuni casi, a non camminare proprio. Quindi l'innovazione, i trial clinici, ci fanno arrivare subito a quello che sarà futuro. Mi rendo conto che la maggioranza delle malattie , le rallentiamo e le possiamo curare solamente in parte. Il vero successo sarebbe quello di cronicizzare un tumore. Per un tumore al pancreas o con un tumore al polmone o con un glioblastoma, qual è il vero successo? Vorremmo vedere eliminato il tumore, ma se non ce la facciamo, cronicizzarlo. Con alcuni farmaci questo si può fare. C'è un piccolo problema, che i farmaci li stiamo usando all'inizio all'interno di trial clinici. Quindi capite bene che stare in delle realtà che non hanno accesso ai trial clinici è un problema grande per i nostri pazienti. Non tutti possono fare i trial. Esistono in alcuni casi delle reti dove c'è un centro hub e dei centri SPOC che guardano quello che si fa nel centro hub e contrattano proprio l'accesso dei propri pazienti a trial innovativi. Abbiamo voluto celebrare la Giornata Mondiale dei Trial Clinici per tre motivi. Far capire cosa succede quando un farmaco innovativo entra nel mercato, come cambia la medicina. Due, abbiamo voluto vedere come i dispositivi medici o chirurgici possono cambiare la medicina. Esistono dei wearable device che si mettono attorno al corpo, che ti permettono di monitorizzare le traiettorie di cura di un paziente, decidere quando cambiare la terapia. Esistono anche modalità diverse di fare trial. Dimostrare che l'alimento A fa meno male dell'alimento B. Alcuni energy drink, alcune sostanze ricche di ultraprocessati, di emulsificanti, di additivi, di solventi, di coloranti, non fanno bene alla salute. Sono la base dello sviluppo delle malattie, quindi in qualche modo trial anche sull'alimentazione sana. Nella ricerca clinica la partita non è l'Italia, non è l'Europa, la partita è il mondo. Quindi abbiamo in collegamento in queste giornate i migliori centri al mondo, due statunitensi: Mayo Clinic e MD Anderson Center. Abbiamo voluto confrontarci con il Vall d'Ebron Hospital di Barcellona, una delle più grandi istituzioni di ricerca del mondo, una delle migliori in Europa, per l'innovazione e la velocità con cui hanno anche ridotto la burocrazia, velocizzato l'ingresso nei trial e un collegamento con la Seoul National University, una delle più grandi istituzioni asiatiche al mondo sulla ricerca clinica. Perché la Corea del Sud? Perché è all'Asia che bisogna guardare. La velocità con cui i trial vengono effettuati, la velocità, l'assenza quasi di burocrazia che c'è in Cina sta diventando uno standard mondiale. Quindi, ci siamo confrontati con la ricerca di tutto il mondo, abbiamo voluto dimostrare alle istituzioni, ai pazienti, ai cittadini, come, facendo ricerca, si cura meglio." D "Cosa vogliamo dire alle persone in cura, alle loro famiglie? Come possiamo dargli un messaggio rispetto all'importanza di esserci in un trial clinico?" Gasbarrini "Quando un medico ti propone di entrare in un trial, questo ha un significato ben preciso: i farmaci o le tecnologie che abbiamo in quel momento a disposizione non sono sufficienti a curare bene quella malattia. Quindi, fidarci di un medico quando ci propone di entrare in un trial. Poi, dall'altra parte, dovete sapere che il rigore che c'è attorno a un trial, la massima sicurezza, nel paradosso, vi mettono in una sicurezza assoluta, più sicuri che la pratica clinica, proprio perché si devono seguire delle regole rigidissime, per tutelare il paziente. E poi, l'accesso all'innovazione. Calcolate che nei tre anni di fase prima, di fase seconda, di fase terza, si ha un accesso a una cura 10, 7 e 3 anni prima di quando quella cura entri in commercio. Per alcune malattie purtroppo nefaste, le cosiddette "poor prognosis cancer", quelle a cattiva prognosi, è la differenza tra vivere e non farcela."