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Nocs, gli uomini senza volto che sfidano l’impossibile

Il Mattino

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Nocs, gli uomini senza volto che sfidano l’impossibile

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Per capirsi bisogna imparare a riconoscere gli occhi. Solo gli occhi, perché la voce è sempre bassissima e ogni comunicazione passa attraverso auricolari trasparenti e microfoni invisibili. Nomi niente, neanche quelli in codice. Le divise sono tutte uguali, senza distintivi e senza gradi. Dal passamontagna ogni tanto spunta giusto un filo di barba, ma tutto è troppo poco per distinguere l’interlocutore. Il disorientamento qui è un’arma, al pari di tutte le altre che servono per compiere operazioni costruite con effetti speciali. Strategia, non solo pistole sempre cariche, mitra, torce abbaglianti o manette. Tecniche non convenzionali per obiettivi complicatissimi. E se non fosse così, non ci sarebbe bisogno di assicurare all’Italia l’esistenza invisibile dei Nocs: una garanzia di successo quando tutte le altre forze dell’ordine sono costrette ad arrendersi. A quel punto, e solo in quel momento, entrano in campo loro: uomini senza un volto che prima di partire hanno un imperativo rigido, cioè quello di tornare a casa solo quando la missione è compiuta per davvero. E cambia poco che ci sia da liberare un ostaggio, inseguire un fuggitivo, ammanettare un criminale asserragliato e che minaccia di far saltare tutti in aria, oppure catturare un gruppo di terroristi o fermare il dirottamento di un treno o di una nave. Pronti a tutto, gli agenti del Nocs della Polizia. Ci sono, anche se non si sa dove. Pronti ad arrivare anche se non si capisce mai bene come. In tanti, ma è vietato sapere esattamente quanti. Di Nicola Pinna