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MONTE VIOZ 3645m | Il rifugio che l’Italia si è presa come indennizzo di guerra

Paolo Milzani & Friends

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MONTE VIOZ 3645m | Il rifugio che l’Italia si è presa come indennizzo di guerra

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Si parte da Peio Fonti, in Val di Peio, con la telecabina che porta a Tarlenta e la seggiovia che prosegue fino al Doss dei Cembri, a 2.315 metri. È qui che il bosco finisce e comincia la montagna vera. Da subito si imbocca il sentiero SAT 105, che ha un primato tutto suo: è il sentiero segnato che raggiunge la quota più elevata del Trentino. Venne tracciato nel 1911, insieme al rifugio, e dal 2011 porta il nome di Matteo Groaz, la guida alpina di Cogolo che accompagnò gli alpinisti venuti a progettarlo. Il sentiero sale con andamento regolare lungo la dorsale, tra sfasciumi e detriti, passando per il Dente del Vioz a 2.901 metri, dove il panorama si apre di colpo sui ghiacciai del gruppo Ortles-Cevedale. L'ultimo tratto prima del rifugio è il più impegnativo: tre passaggi rocciosi attrezzati con cavo metallico, esposti e da affrontare con attenzione. Poi appare il Rifugio Mantova al Vioz, a 3.535 metri, con accanto la chiesetta del 1947 dedicata all'Immacolata e a San Bernardo, costruita in memoria dei caduti della guerra. Un edificio che sembra impossibile, aggrappato alla roccia dove non dovrebbe esserci nulla. E un nome che non torna: tutte le paline indicano soltanto "Rifugio Vioz". Dal rifugio alla vetta manca ancora poco: una cresta di blocchi che porta alla croce e, oltre la croce, al punto più alto vero, i 3.645 metri di Cima Vioz. Da lassù lo sguardo corre verso Punta San Matteo, la montagna dove si combatté la battaglia più alta del mondo. Il rientro avviene per lo stesso itinerario, fino agli impianti del Doss dei Cembri. DATI TECNICI Dislivello: 1.360 m+ Distanza: 11 km Difficoltà: EE (Escursionisti Esperti) Altitudine massima: 3.645 m (Cima Vioz) Impianti: prima corsa ore 8:20, ultima discesa ore 17:00 dal lunedì al venerdì e ore 18:00 nel fine settimana RACCOMANDAZIONI Questa è un'escursione d'alta quota, e sopra i 3.000 metri le regole cambiano. L'aria è più rarefatta e il passo va tenuto lento fin dall'inizio: mal di testa, nausea o stordimento sono segnali da non ignorare, e l'unica risposta corretta è scendere. La temperatura in vetta può stare intorno allo zero anche in piena estate, e con il vento si scende sotto: guanti, berretto e un guscio antivento non sono un di più. Servono scarponi con suola in buono stato, occhiali da sole e protezione solare alta, perché a quella quota il sole brucia anche con la nuvolaglia. I tratti attrezzati sotto il rifugio vanno affrontati con le mani libere. Dopo una perturbazione possono restare innevati o ghiacciati anche a stagione avanzata. Consultate sempre le previsioni meteo prima di partire, e telefonate al rifugio per farvi dire le condizioni reali della cresta: in alta quota il tempo cambia in fretta e i temporali pomeridiani sono la norma, non l'eccezione. Se il tempo peggiora, tornare indietro non è una sconfitta. La montagna resta lì. Traccia GPS, link utili e tutti i nostri profili social li trovate su www.paolomilzani.it Se questo viaggio in alta quota vi è piaciuto, lasciate un like e iscrivetevi al canale: sarete un fratello o una sorella in più nella nostra famiglia di camminatori. Attivate anche la campanella, così non vi perderete le prossime salite. Grazie per aver camminato con noi fin quassù. Paolo Milzani & Friends