EDIFICI, vite che non demordono - Spettacolo di LAMINARIE - 2025
ampioraggioTV
0:00 / 0:00
EDIFICI, vite che non demordono - Spettacolo di LAMINARIE - 2025
64 просмотра · 12 дн. назад
ampioraggioTV
294 подписчика
64 просмотра · 12 дн. назад
regia, luci, scene e costumi Febo Del Zozzo
con Febo Del Zozzo
voci Jackson Pollock
lrina Pavlovna Sirotinskaja a proposito di Varlam Tichonovič Šalamov
(interpretata da Annunciata Gambarelli)
collaborazione alla drammaturgia Bruna Gambarelli
scenotecnica Gioacchino Gramolini scene costruite nel Laboratorio di Scenotecnica di Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale
disegno luci Vincenzo Bonaffini
fonica Riccardo Uguzzoni, Nina Righi
macchinisti Marco Belli, Dario Boschi, Mauro Fronzi, Marco Giua, Serena Saba, Veronica Sbrancia assistenti macchiniste Paola Costanza Talarico, Viola Becherini
capo elettricista Salvatore Pulpito
elettricista Rebecca Mosaner
assistente produzione Serena Viola
cura e organizzazione Marcella Loconte
foto di Lorenzo Burlando
In collaborazione con Comune di Bologna|Settore Cultura e Creatività - Regione Emilia-Romagna | Assessorato Cultura
La fase di ricerca e sviluppo della produzione si è realizzata nell’ambito di STATO IN LUOGO sostenuto da Laboratorio di Creatività Contemporanea – Edizione 6 promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura
Con il sostegno di Emilia-Romagna Teatro ERT/Teatro Nazionale
__________________________________________________________________________________________
Con lo spettacolo EDIFICI vite che non demordono la compagnia Laminarie, guidata da Febo Del Zozzo e Bruna Gambarelli, indaga il legame tra l’essere umano e i luoghi che abita, esplorando l’abitare come condizione fisica, emotiva e simbolica. Lo spettacolo riunisce per la prima volta in una forma unitaria la poetica e la ricerca sviluppate da Laminarie negli ultimi anni, restituendo un paesaggio teatrale in cui biografie e architetture si fondono. Lo spettacolo porta in scena storie di artisti che raccontano il proprio rapporto con lo spazio nelle sue molteplici dimensioni tenendo sempre fermo lo sguardo sui luoghi che abitano. Tra queste figure spicca Varlam Šalamov, scrittore russo sopravvissuto ai campi di lavoro sovietici e autore di diversi volumi tra cui I Racconti della Kolyma. La sua figura riaffiora attraverso frammenti di esistenza nel momento in cui, finalmente libero, torna a muoversi nella propria stanza, tentando di riconquistarne i contorni e di ristabilire un dialogo con lo spazio. È Irina Sirotinskaja (interpretata dalla voce di Annunciata Gambarelli), amica e custode della sua memoria, a riportare sulla scena queste azioni con delicatezza e precisione. Accanto all’attore, il suono diventa un co-protagonista essenziale: dapprima un lieve sbattere d’ali, poi un ritmo che cresce e muta, accompagnando il lento e faticoso processo di riappropriazione di un luogo. Mettere al centro il rapporto con lo spazio e affrontare la complessità dell’agire su più livelli significa riportare la creazione al suo punto più nudo: dove le alleanze servono, dove il cedimento pesa, dove sfidare gli spazi è necessario per generare gesti tenaci e trasformativi, senza sconti e senza riparo. Un’altra presenza evocata nello spettacolo è quella di Jackson Pollock, il pittore che ha trasformato il gesto creativo in un movimento capace di oltrepassare i confini della tela. Con lui la pittura cessa di essere un atto bidimensionale: diventa cammino, immersione, attraversamento. Pollock si muove dentro e fuori l’opera, intrecciando il proprio corpo allo spazio circostante e trasformando la superficie pittorica in un territorio da abitare.La sua azione, tutt’altro che casuale, risponde a un’esigenza profonda di bellezza e ritmo, a un dialogo continuo con il volume dei luoghi e con la fisicità del gesto. In lui si compie il passaggio verso una concezione dell’arte in cui la creazione non può più prescindere dal movimento nello spazio: un’arte che nasce dal corpo, dalla sua presenza nel luogo. L’intera rappresentazione, di grande impatto visivo e scenografico, mette in scena la costruzione e la successiva demolizione degli spazi dell’abitare: ambienti che si modellano e si disfano nella continua ricerca di una relazione con il luogo, sfidando l’idea che l’esistenza possa essere ridotta a misura entro le logiche urbane, per rispondere invece all'esigenza irriducibile di generare un proprio spazio da abitare.
EDIFICI diventa così un invito a riscoprire l’abitare come gesto creativo e politico, capace di scavare nella complessità del presente e di riportarci a una domanda essenziale: come abitiamo oggi un edificio, una città, l’arte stessa?