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Sermone per la terza domenica dopo Pasqua, 1 Corinzi 15, 1-11 (Rev Tyler McMiller) 2026

Rev Tyler McMiller

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Sermone per la terza domenica dopo Pasqua, 1 Corinzi 15, 1-11 (Rev Tyler McMiller) 2026

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Martin Lutero Chiesa Luterana Confessionale d'Italia Cristo è risorto! È veramente risorto, alleluia! L’apostolo Paolo di Tarso, autore della nostra lettura dell’Epistola in 1 Corinzi 15, scrive nella sua lettera ai Romani: «Se con la tua bocca confesserai che Gesù è il Signore e con il tuo cuore crederai che Dio lo ha risuscitato dai morti, sarai salvato». La morte e la risurrezione di Cristo furono stabilite prima della fondazione del mondo — cioè prima che i cieli e la terra fossero chiamati all’esistenza per mezzo della parola divina di Dio.. Il loro scopo era portarci — te, me e tutti coloro che credono in Gesù come loro Signore e Salvatore — in una relazione eterna, ora e per sempre: per riconciliare le creature ribelli di Dio con il loro Creatore amorevole. Nei giorni prima della sua morte e risurrezione, Gesù parlò a Marta fuori dal sepolcro di Lazzaro, che stava per risuscitare — dopo quattro giorni nella tomba! Infatti la Bibbia dice che, essendo morto da quattro giorni, il suo corpo avrebbe già cominciato a emanare un cattivo odore, puzzare... Eppure Gesù disse a Marta (Giovanni 11,25-26): «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; e chiunque vive e crede in me non morirà mai». Vita dalla morte? Impossibile? Per noi, per la ragione, per la scienza come la conosciamo. Assolutamente impossibile per la nostra comprensione razionale! Ma per Dio ogni cosa è possibile. Anche la vita dalla morte, anche la vita dal nulla. Un famoso scienziato, ricercatore, autore e professore, il dottor James Tour, chimico organico e nanotecnologo, sfida continuamente qualsiasi scienziato a dimostrare come la vita sia venuta dal nulla. Egli ha persino offerto 10 milioni di dollari a chiunque possa mostrargli in laboratorio come cellule morte possano essere riportate inalla vita. Secondo il dottor James Tour, se si chiede a una sala piena di chimici organici: «che cosa viene meno o si perde quando una cellula muore?», essi non sanno rispondere; tanto meno sanno dire che cosa si aggiunge quando la materia morta prende vita. La vita dalla morte — anche alla scala più piccolaminima, in un organismo unicellulare — non può essere spiegata dalla scienza. Ma è esattamente ciò che celebriamo oggi: vita dalla morte. Celebriamo la risurrezione dai morti — e non solo per Gesù — ma per tutti coloro che credono in Lui come Signore. Paolo scrive in 1 Corinzi 15,20-21: «Ora invece Cristo è risuscitato dai morti, primizia di coloro che si sono addormentati. Poiché, come per mezzo di un uomo è venuta la morte, così anche per mezzo di un uomo è venuta la risurrezione dei morti». Impossibile per la nostra ragione umana. Impossibile da spiegare scientificamente. Ma non impossibile per Dio. La vita dalla morte non è impossibile per il Creatore della vita — il Creatore di tutte le cose. Come scrive Luca evangelista negli Atti degli Apostoli 2,24, citando l’apostolo Pietro: «Dio lo ha risuscitato, sciogliendolo dalle angosce della morte, perché non era possibile che fosse trattenuto da essa». Nei racconti del Nuovo Testamento abbiamo diversi testimoni della risurrezione, molti dei quali del tutto inattesi, non anticipati. Anzitutto le donne. Purtroppo, all’epoca del Nuovo Testamento, la testimonianza di una donna non era considerata affidabile. Eppure Cristo apparve prima alle donne. Se la risurrezione fosse stata un inganno, il Nuovo Testamento non avrebbe mai presentato le donne come prime testimoni della risurrezione fisica di Gesù. Ma i testi biblici seguono fedelmente la verità divina dei fatti. Ed è stata la bontà amorevole di Gesù a far sì che egli apparisse a queste donne fedeli che lo avevano servito con tanta generosità durante il suo ministero, lo avevano seguito, avevano pianto per lui — affinché anche loro potessero rallegrarsi con lui. Poi abbiamo gli apostoli. Erano terrorizzati. Dopo aver abbandonato Gesù, si erano rinchiusi in una stanza, nascondendosi dagli assassini di Gesù. Se la risurrezione fosse stata un inganno, coloro che fuggivano avrebbero poi affermato con coraggio di averlo visto? Sarebbero stati disposti a morire per una menzogna? Poi abbiamo Giacomo, il fratello del Signore, che pensava che Gesù fosse fuori di sé (Marco 3,21). Eppure Gesù fece sapere subito a suo fratello Giacomo che era risorto dai morti. Giacomo venne alla fede, trascorse quaranta giorni con Gesù prima dell’ascensione, scrisse l’epistola che porta il suo nome e divenne capo della chiesa a Gerusalemme. Secondo lo storico Flavio Giuseppe, fu portato davanti al Sinedrio e lapidato per la sua testimonianza. Avrebbe sofferto per una menzogna?