Pippo Barzizza e i suoi cantanti. Maria Jottini canta "Ritmo in Do". Orchestra Cetra,1939.
Barzizza Channel
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"Ritmo in do", di Milletto-Nervetti, nell'interpretazione di Maria Jottini, un'ottima cantante dotata di uno notevole swing, accompagnata dall' Orchestra Cetra diretta da Pippo Barzizza. Citiamo volentieri qualche brano di un bell'articolo di Simone Calomino, gran conoscitore della musica di quegli anni.
"1936, un anno da tenere bene a mente. Dopo 12 anni di radio, gli italiani non vedevano più il nuovo mezzo come una “magica scatola parlante” dalla quale uscivano suoni spesso surreali e distorti, ma come una vera e propria compagna di vita.
E il ‘36 è l’anno della nascita di quella leggenda musicale che fu il Trio Lescano: le tre sorelline olandesi che con il loro fascino incantarono un’intera nazione. Nello stesso anno, venne scritturato dall’EIAR un personaggio destinato a rivoluzionare la musica radiofonica. E’ un uomo giovane. Magro. Un po’ stempiato. Iindossa un paio d’occhiali con lenti rotonde. Non è brutto. Anzi, esercita un grande fascino sulle donne. Purtroppo per loro, è già sposato da 7 anni con una bella donna sanremese, Tatina Salesi, con la quale ha una figlia, Luisita, ed un figlio appena nato, il piccolo Renzo. Quest’uomo si chiama Pippo Barzizza. Sino ad allora, la musica leggera aveva trovato poco spazio nelle trasmissioni radiofoniche. L’orchestra della radio, la “CETRA”, era una formazione di scarso livello e poco versatile. Era stata infatti prima diretta dalla bacchetta di Tito Petralia, uno dei maestri più conservatori di tutto l’ente, e di Claude Bampton poi, un inglese abbastanza bravo ma, di certo, non quanto il nostro Pippo. Barzizza aumentò l’organico sino a 22 elementi circondandosi di musicisti capaci di eseguire tutti i generi di musica ma, principalmente, del buon Jazz. La scuderia dei suoi cantanti comprendeva le voci più belle e versatili del panorama radiofonico: oltre alle Lescano vi erano Ernesto Bonino, Silvana Fioresi, Alberto Rabagliati e tanti altri nomi più o meno noti ma tutti ugualmente di enorme pregio artistico. Barzizza si rivolgeva principalmente ad un pubblico di “nicchia” che conosceva la musica d’oltreoceano. Vi era invece un’altra orchestra più popolare che ebbe un enorme successo: quella di Cinico Angelini. L’orchestra Angelini, ufficialmente “Orchestra da ballo dell’EIAR” e, in seguito, “Orchestra della Canzone”, suonava in uno stile più italiano, con molti virtuosismi melodici. Grazie alle orchestre di “Musica da ballo”, il pubblico riuscì a conoscere un nuovo tipo di musica, totalmente diverso dalle marcette o dai valzeroni campagnoli trasmessi sino ad allora. Iniziava l’era dello Swing. Si dice spesso, sbagliando, che a causa del fascismo, l’Italia non conobbe il Jazz e lo Swing. Li conobbe eccome! Solo che i motivi degli “abominevoli ritmi negri” (come li definiva la censura dell’epoca) venivano mascherati in modo da farli sembrare assolutamente autarchici. Così “Stardust” diventa “Polvere di stelle”, “Nobody’s sweetheart” è storpiato in “La fidanzata di nessuno” e “Tiger rag” in “L'urlo della tigre”; e poi: “In the mood”, diventa“Con stile”; “Mood indigo” diventa “Serenità; “Farewell bues” tradotta come “Addio. E gli autori? Nomi di fantasia, purché italiani....).