La casa delle sette torri (1851), di Nathaniel Hawthorne
Davide Fiammenghi
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La casa delle sette torri (1851), di Nathaniel Hawthorne
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Davide Fiammenghi
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La casa delle sette torri (1851), di Nathaniel Hawthorne
Traduzione e adattamento di Anna Maria Speckel, per la regia (1959) di Guglielmo Morandi. Con Nevio Bosca (cliente della taverna), Calisto Calisti (il cocchiere), Vittorio Congia (Dixey), Olinto Cristina (Verner), Paola Dapino (Dolly), Lida Ferro (Ezziba Pyncheon), Annamaria Goldin (Carolina), Manlio Guardabassi (Tom), Glauco Mauri (Jeffrey Pyncheon), Achille Millo (Matteo Maule e Holgrave), Francesco Mulè (Gervasio Pyncheon), Ilaria Occhini (Febe Pyncheon), Giuseppe Pertile (Jimmy), Sandro Pistolini (Ned), Archie Savage (Pedro), Edda Soligo (sig.ra Gubbins), Giotto Tempestini (Jack), Aroldo Tieri (Clifford Pyncheon), Luciano Zuccolini (il mugnaio).
Dopo 'Il lutto si addice ad Elettra', questa settimana ho pensato di caricare un'opera che presenta qualche affinità tematica con il lavoro di O'Neill: la casa infestata della tradizione gotica, la maledizione inter-generazionale che grava su una famiglia, il ritorno sotto mentite spoglie di una figura del passato.
L'opera di Hawthorne è anche nota (e, direi, più spesso nota) come 'La casa dei sette abbaini'.