Ricordando San Francesco nell'ottavo centenario dalla morte
Paolo Schiavella
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Ricordando San Francesco nell'ottavo centenario dalla morte
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800 anni dalla morte di San Francesco ricordati dai francescani del Sacro Ritiro di Bellegra con il vescovo diocesano di Tivoli e Palestrina, il sindaco e numerosi pellegrini.
Bellegra (Rm): in coincidenza con l’ottavo centenario dalla morte di San Francesco, domenica 4 ottobre 2026, la comunità francescana del Sacro Ritiro ha onorato il proprio Santo Fondatore e Patrono d’Italia alla presenza di numerosi pellegrini e del vescovo diocesano, monsignor Mauro Parmeggiani. L’occasione è stata anche colta per presentare il nuovo padre guardiano, fra Andrea Stefani OFM, insediatosi da qualche settimana. La messa solenne presieduta dal vescovo è stata preceduta dall’accensione della Lampada francescana della Pace da parte del sindaco di Bellegra, Fabio Zambon. Questa lampada arderà per tutto l’anno nella nicchia di San Francesco all’interno della chiesetta del convento. Nota di colore particolarmente gradita è stato il quadro floreale davanti la chiesa realizzato dagli infioratori di Rocca Santo Stefano. L’Ordine Francescano Secolare che fa riferimento ai frati del Sacro Ritiro ha offerto un mazzo di fiori alla memoria del Santo Padre Serafico.
La vulgata devozionale narra che nel 1223 San Francesco sia stato ospitato nel romitorio di Monte Casale dai benedettini sublancesi nel suo viaggio a Santa Scolastica dove si trovava il cardinale Ugolino di Ostia, per invocarne la revisione e l’appoggio presso Papa Onorio III per l’approvazione della Regola per i suoi frati. E, difatti, la Regola, nella sua terza revisione fu approvata da Onorio III il 29 novembre del 1223 con la bolla “Solet annuere”.
A stare alle fonti storiche, il francescano Tommaso da Celano non cita alcun incontro tra il cardinale Ugolino di Ostia dei Conti di Segni, nato ad Anagni nel 1170, e San Francesco a Subiaco, mentre fa incontrare il potente cardinale della Curia Romana con il Poverello d’Assisi a Rieti. “Al suo arrivo fu accolto benevolmente e con amore da tutta la curia romana, che in quel periodo risiedeva in quella città (129); ma in modo tutto particolare lo ricevette con tanta devozione il cardinale Ugolino (130), vescovo di Ostia, famoso allora per rettitudine e santità di vita” narra nella “Vita prima di San Francesco d’Assisi”, scritta tra il 1228 ed il 1229.
Ciò non significa che San Francesco non sia stato a Subiaco, né tanto meno che non abbia frequentato Bellegra e le aree circostanti. Sappiamo che il Padre Serafico fu sostenuto ed aiutato molto dal cardinale Giovanni I Colonna, monaco benedettino, tanto che nel volume curato da Prospero Colonna nel 2010 “I Colonna” si legge: “Il Cardinale Giovanni I è amico e sostenitore di San Francesco d’Assisi (1182-1226) e contribuisce a farne approvare La Regola”. Tanta benevolenza si concretizzò nella donazione nel 1215 al Padre Serafico di un casale sul Monte Scalambra nel territorio di Piglio, in provincia di Frosinone, allora parte dei feudi colonnesi. In quel casale si insediarono i suoi primi seguaci e, secondo il testo citato, è stato proprio San Francesco a fondare questo convento dedicato a San Lorenzo e tuttora francescano.
La prova regina, tuttavia, della presenza di San Francesco a Subiaco prima del 1223 è l’affresco che lo ritrae al Sacro Speco e che rappresenta la prima immagine visita del Padre Serafico, non ancora santificato perché privo della tipica aureola che contorna il capo dei santi nelle rappresentazioni iconografiche. “San Francesco d’assisi, onorò con una sua visita questo luogo, nell’anno del Signore 1220 e lo abbellì con una pianta di rose (come conferma l’antica tradizione dei nostri padri)” scrive Cherubino Mirzio in una sua cronaca del Seicento.
“Il santo venne a Subiaco più volte: insieme al cardinale ugolino da ostia, il futuro papa Gregorio IX, tra il 1222 e il 1224, anche in visita al beato Lorenzo Loricato, eremita presso Morrabotte, come proposto sia da Cherubino Mirzio sia da luca Wadding, i quali indicano una data prossima al 1222-1223” scrive la studiosa Luchina Branciani nel breve saggio del 2014 “Una fonte iconografica del Sacro Speco di San Benedetto in età medievale”.
Paolo Schiavella