Via del Corso e l'identità perduta: la Firenze che prova a resistere tra casalinghi, antiche ost...
Corriere della Sera
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Il videoreportage | Via del Corso cosa sei? La trasformazione di una delle strade simbolo del centro storico dove i fiorentini quasi non vengono più
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Via del Corso cosa sei? Ti guardi attorno e vedi l’America. Starbucks, per esempio, via del Corso 24. Fiammeggia l’insegna verde. Entri dentro e senti parlare slang e non capisci niente. C’è la coda, the queue. Please hold the line, dice la commessa per frenare gli impeti assetati delle girls che bramano il Frappuccino. Oppure no, hanno fame di mattina: panino bacon e uova, toast con formaggio triplo. Triplo. Oppure club sandwich, una torre di lussuria. Di lussuria? All’ingresso giganteggia la foto dell’Apple Crumble Matcha, bevanda autunnale che unisce il gusto del tè verde matcha con i sapori dolci e speziati della torta di mele e del crumble. Poco avanti, via del Corso civico 6, Palazzo Portinari-Salviati. Qui c’era Beatrice, proprio lei, la Musa di Dante Alighieri. Era la casa di suo padre Folco Portinari, fondatore dell'ospedale di Santa Maria Nuova. Aveva alcune case che tra il 1470 e il 1480 vennero trasformate in un palazzo dai suoi discendenti. Non è leggenda, è pura storia. Che immobile maestoso. Per decenni c’è stata la Banca Toscana. E poi che è successo? È successo quello che è successo in tutta Firenze, in tutta Europa, in tutto il mondo. Sono arrivati gli investitori stranieri e hanno comprato la città. Hanno comprato il palazzo di Beatrice. Hanno comprato il palazzo della Banca Toscana. Palazzo Portinari-Salviati se l’è preso il gruppo taiwanese LDC Group e l’ha trasformato in resort di lusso. Suite d’epoca. Una notte costa 1.200 euro. Dicono sia un affare, ti svegli e c’hai il Duomo in faccia. Chissà se è un affare anche la bottiglietta d’acqua (75 cl) 7 euro.
Tappeto rosso per il turista. E se avesse voglia di cucinare? Ecco la Cooking Art Brunelleschi. Qui c’era il bar Cucciolo, che storia, i bambini arrivavano alle 17 quando si sfornavano i bomboloni straripanti di crema. I bomboloni cadevano da un tubone di vetro. E i bambini li guardavano con gli occhi rovesciati. Cucciolo se l’è comprato un imprenditore albanese e al posto dei banconi c’ha messo un tavolone di legno dove i turisti maneggiano mattarelli e ridono ridono ridono mentre provano a inventare the real italian tagliatella. Via del Corso dove sei? Questa strada era Il Corso dove strusciavano le famiglie. Oggi strusciano le carte di credito i turisti. Dove? Alle pelletterie che vendono borse e borsette, agli alberghi che regalano un sogno a caro prezzo, a Yamamay che vende intimo, all'Occitane en Provence che cura il corpo, a Tezenis che sta per aprire qui un nuovo punto vendita. E se cerchi le supercazzole, in via del Corso non si trovano più. O forse sì? Devi cercarle col lanternino e andare giù verso Borgo Albizi, chiedere di Fabio Frandi a Le Mossacce, trattoria che ha compiuto cent’anni in via del Proconsolo, ma col bagno fuori dal ristorante, dentro un portone che cigola in via del Corso. Dice Fabio Frandi: «Tra i nostri clienti ci sono sempre meno lavoratori fiorentini, sempre meno residenti e sempre più turisti. Qui una volta c’era la sede della Banca Toscana, le università, il tribunale. Oggi sono spariti e con essi sono spariti anche i nostri clienti fiorentini. Certo ci sono ancora, e tra loro alcuni lavoratori di Palazzo Vecchio, ma sempre meno. Per non parlare dei negozi. Da bambino venivo qui coi miei genitori e andavamo da Cucciolo, sfornavano i bomboloni, si vedevano cadere dal tubone e restavamo a bocca aperta». Resistono Le Mossacce. Resistono anche altri, ma pochissimi. Li abbiamo contati e sono cinque in tutta la strada. C’è l’archivio fotografico Locchi, dal 1924 a Firenze, prima in piazza Repubblica e adesso qui. Ma quelle foto di Firenze, dove in centro i signori di una volta giocavano a carte, non sono più le cartoline della città. C’è la camiceria Piero Puliti, negozio profumato e d’altri tempi. C’è l’Antica Cuoieria che vende scarpe made in Italy. E c’è il Ferramenta e Casalinghi Braschi, dove la titolare dice: «Vorremmo continuare ad essere un punto di riferimento per i fiorentini, ma adesso in negozio ci sono perlopiù stranieri e qui attorno non ci sono più residenti». E quindi cambia anche l’oggettistica. E oggi in bella vista c’è la borraccia con su scritto “La Dolce Vita”.