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Federico II ci deportò i musulmani di Sicilia, e nel 1300 il re li vendette: Lucera, Puglia

Splendore Perduto

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Federico II ci deportò i musulmani di Sicilia, e nel 1300 il re li vendette: Lucera, Puglia

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Nel 1239, in una città della Puglia, i cristiani erano dodici. Non dodici famiglie: dodici persone. Per quasi ottant'anni, nel cuore della Capitanata, è esistita una città musulmana — non un quartiere, non un fondaco di mercanti, ma una città intera, con la moschea maggiore al centro, le scuole coraniche che le fonti latine chiamano Agarenorum gymnasia, un giudice che applicava la legge islamica, artigiani, contadini, medici, ceramisti e arcieri che combattevano per l'imperatore e versavano le tasse direttamente alla corona. La volle Federico II, che dopo la vittoria sui saraceni ribelli di Sicilia, fra la fine di maggio e i primi di giugno del 1223, fece deportare a Lucera intere famiglie strappate ai loro villaggi. Quante persone fossero è ancora discusso: le stime vanno da 15.000-20.000 fino a 30.000-60.000, e la cronaca araba che parla di 170.000 esiliati è considerata inverosimile dagli storici. Sul colle Albano l'imperatore si costruì il suo palatium. I suoi arcieri lucerini erano settemila-diecimila a Cortenuova nel 1237 e circa tremila a Benevento nel 1266. Poi, nell'agosto del 1300, Carlo II d'Angiò ordinò la fine: l'operazione fu affidata al barlettano Giovanni Pipino, che entrò in città con la scusa di una normale ispezione. La moschea fu rasa al suolo, gli abitanti furono in parte uccisi, in parte venduti come schiavi — circa diecimila secondo il conteggio di Pietro Egidi — in parte battezzati e venduti lo stesso. La città cambiò nome in Civitas Sanctae Mariae. Oggi Lucera è viva e conta 30.335 abitanti, e di quella città non resta un minareto, non resta un'iscrizione, non resta un cimitero. Restano i mattoni che quelle mani hanno cotto per la fortezza. Cosa scoprirete in questo episodio — Perché un imperatore cristiano si costruì una città musulmana: la rivolta dei saraceni di Sicilia e l'emiro Ibn Abbad, la scelta della Capitanata, e il patto che ne uscì — libertà di culto, usi e giudice propri in cambio di fedeltà, uomini in armi e denaro: il canone annuale, la gezia e una dogana al dieci per cento contro il tre per cento dei mercanti cristiani stranieri. — Come era fatta davvero la Lucera islamica: la moschea maggiore, le scuole coraniche, il qadi, i magistri dei mattoni, i tarsiatores e i tendai, la protomaiolica dipinta con il blu di lapislazzuli e i contenitori con filtro che ricordano le manifatture di Fustat, la fiera del Regno che dal 1234 si teneva qui dal 24 giugno al primo luglio, e il palatium che Federico II si fece costruire sul colle Albano dal 1233 con le pietre dell'anfiteatro romano. — Gli arcieri di Lucera: settemila uomini a Montichiari nel 1236, diecimila mandati verso Ravenna nell'agosto del 1237, Cortenuova, tremila a Benevento nel 1266 accanto a Manfredi, quindici tareni d'oro al mese di paga. E poi l'assedio angioino, la resa per fame il 27 agosto 1269 e la scelta di Carlo I d'Angiò di non distruggere la colonia, ma di metterla a costruire la fortezza che ancora oggi domina la città. — L'agosto del 1300 e quello che è rimasto: l'inganno di Giovanni Pipino, la vendita nei mercati di Napoli, Barletta, Bitonto, Andria, Ruvo, Melfi, Venosa, Salerno e Pescara, le circa settantamila once d'oro incassate — il doppio dell'imposta diretta ordinaria del Regno — il duomo consacrato il 14 ottobre 1302, e che cosa l'archeologia può e non può dimostrare sul rapporto fra la moschea e la cattedrale. Contenuto divulgativo di carattere storico. Fonti principali — Treccani, Enciclopedia Federiciana: voci Lucera e Saraceni di Sicilia — Pietro Egidi, La colonia saracena di Lucera e la sua distruzione (Archivio Storico per le Province Napoletane; riedizione 2015) — Nunzia M. Mangialardi, Le maestranze saracene a Lucera nel XIII secolo, Mélanges de l'École française de Rome – Moyen Âge, 129-2, 2017 — Ahmed Somai, I musulmani di Lucera: dalla deportazione allo sterminio (1220-1300), Dialoghi Mediterranei n. 39, 2019 — Museo civico di archeologia urbana Giuseppe Fiorelli di Lucera e Museo archeologico nazionale del Melfese Massimo Pallottino, sezioni medievali — e altre fonti #storia #Puglia #Lucera #FedericoII #documentario ℹ️ Su questo video Contenuto divulgativo di carattere storico e culturale. La sceneggiatura, la ricerca e il montaggio sono opera dell'autore, sulla base delle fonti indicate nella descrizione. Le ricostruzioni visive e la voce del narratore — un personaggio di finzione — sono realizzate con l'aiuto dell'intelligenza artificiale, a scopo illustrativo: non si tratta di riprese reali né di filmati d'archivio autentici. I fatti sono semplificati per un pubblico generale e possono contenere piccole approssimazioni. Obiettivo: informare e conservare la memoria dei luoghi.