Fabio Deidda - S'accabadora
Fabio Deidda
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Fabio Deidda - S'accabadora
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Fabio Deidda
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Testo e musica - Fabio Deidda
Notte filo di nebbia
un quadro di paura
vicoli stretti strada sterrata
Gallura addormentata
Un'ultima immagine nell'agonia
signora in nero con il martello
il dolore porta via
è arrivata l'ora è arrivata l'ora
è arrivata la femmina accabadora...
Lavoro finito morte col martello
lascia la casa in punta di piedi
in silenzio se ne va via
Gente vestita a lutto
che piange a un funerale
ma l'agonia è finita
signora eutanasia...
F.D.
Il termine sardo femina accabadora, femina agabbadòra o, più comunemente, agabbadora o accabadora (s'agabbadóra, lett. "colei che finisce", deriva dal sardo s'acabbu, "la fine".
femina agabbadora variavano a seconda del luogo: entrare nella stanza del morente vestita di nero, con il volto coperto, e ucciderlo tramite soffocamento con un cuscino, oppure colpendolo sulla fronte tramite un bastone d'olivo (su matzolu) o dietro la nuca con un colpo secco, o ancora strangolandolo ponendo il collo tra le sue gambe. Lo strumento più rinomato sarebbe una sorta di martello di legno