L’imperatrice Zita: due anni sul trono e settant’anni di esilio
Elena Rossini e Andrea Conti
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L’imperatrice Zita: due anni sul trono e settant’anni di esilio
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Elena Rossini e Andrea Conti
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Nata in Toscana nel milleottocentonovantadue, figlia dell’ultimo duca regnante di Parma, Zita di Borbone-Parma divenne a ventiquattro anni imperatrice d’Austria e regina d’Ungheria, nel pieno della Prima guerra mondiale. Regnò per appena due anni e trascorse i successivi settanta in esilio, fedele a un impero che aveva cessato di esistere. In questo documentario Elena Rossini e Andrea Conti ripercorrono per Verità Sepolte la vita di una donna che per alcuni fu un esempio di fede e dignità, per altri il simbolo di un’intransigenza dinastica mai venuta meno.
Il racconto parte dall’infanzia tra la villa di Pianore, vicino a Camaiore, e il castello di Schwarzau, in Bassa Austria, all’interno di una famiglia numerosissima di sovrani senza trono. Segue l’incontro con l’arciduca Carlo d’Asburgo, il matrimonio celebrato alla presenza di Francesco Giuseppe e l’improvvisa ascesa al trono dopo l’attentato di Sarajevo e la morte del vecchio imperatore.
Durante la guerra la sua origine italiana divenne un problema politico. A Vienna qualcuno la chiamava l’italiana e circolavano voci di spionaggio, mai sostenute da alcuna prova. Il documentario esamina poi l’affare Sisto, il tentativo di pace separata condotto nel millenovecentodiciassette attraverso i fratelli dell’imperatrice, ufficiali dell’esercito belga. La pubblicazione della lettera di Carlo da parte di Clemenceau compromise la credibilità della monarchia presso la Germania e presso le potenze dell’Intesa. Sul ruolo personale di Zita in quella vicenda gli storici sono ancora divisi.
Seguono il crollo dell’Austria-Ungheria nell’autunno del millenovecentodiciotto, la rinuncia agli affari di Stato senza un’abdicazione formale, l’inverno a Eckartsau e la partenza per la Svizzera sotto protezione britannica. Il video ricostruisce i due tentativi di restaurazione in Ungheria del millenovecentoventuno, l’arresto, l’esilio forzato a Madera e la morte di Carlo, che lasciò Zita vedova a ventinove anni con sette figli e un ottavo in arrivo.
L’esilio proseguì in Spagna, in Belgio, in Canada, in Lussemburgo e in Svizzera. Zita educò il figlio Otto come legittimo erede, attraversò l’ascesa del nazismo e la fuga del millenovecentoquaranta, raccolse aiuti per le popolazioni dell’Austria e dell’Ungheria nel dopoguerra. Non firmò mai la rinuncia ai diritti al trono e poté rientrare in Austria soltanto nel millenovecentottantadue, a novant’anni. Poco dopo suscitò discussioni con la sua versione della tragedia di Mayerling, respinta dagli storici. Il racconto si chiude con i funerali solenni del millenovecentottantanove nella Cripta dei Cappuccini e con la causa di beatificazione aperta nel duemilanove.
Non abbiamo voluto né celebrare né condannare. La vita di Zita mostra come lealtà, fede e senso del dovere possano coincidere con scelte politiche discusse e con il rifiuto di accettare un mondo cambiato. Abbiamo cercato di presentare i fatti documentati e le diverse interpretazioni, lasciando a ciascuno la libertà di trarre le proprie conclusioni.
Secondo voi Zita fu soprattutto una moglie e una madre fedele alla propria coscienza, oppure una protagonista politica che influenzò il destino dell’impero? Vi invitiamo a condividere la vostra opinione nei commenti.
FONTI UFFICIALI E DI RIFERIMENTO
Fonte 1: Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani, voci dedicate a Zita di Borbone-Parma, a Carlo Primo d’Austria e alla casa di Borbone-Parma, per i dati biografici.
Fonte 2: Encyclopaedia Britannica, voci su Zita, su Carlo Primo e sulla fine dell’Austria-Ungheria, per la cronologia.
Fonte 3: Sistema di informazione giuridica della Repubblica d’Austria, testo della legge del tre aprile millenovecentodiciannove sulla casa d’Asburgo-Lorena.
Fonte 4: Santa Sede, documenti ufficiali relativi alla beatificazione di Carlo d’Austria proclamata nel duemilaquattro.
Fonte 5: Diocesi di Le Mans, comunicazioni ufficiali sull’apertura della causa di beatificazione di Zita nel duemilanove.
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