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FIGURACCIA IN AMERICA PER LA CURVA BIANCONERA

SENTINELLA NERAZZURRA

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FIGURACCIA IN AMERICA PER LA CURVA BIANCONERA

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SENTINELLA NERAZZURRA
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Incontro Orsato-arbitri, Simonelli: "Ha spiegato quando serve il VAR" Si è concluso l'incontro tra gli allenatori di Serie A e il designatore arbitrale Daniele Orsato a Lissone, al quale hanno presenziato anche i vertici della Lega Calcio Serie A. All'uscita dall'Iliad Centre il presidente Ezio Maria Simonelli ha fatto il riassunto della giornata: "È stata una giornata molto positiva, con molta partecipazione. Orsato ha spiegato tutte le parti un po' in discussione, con molta autocritica. Dove gli arbitri hanno sbagliato lo ha fatto vedere e anche lui è arrabbiato quanto succedono certe cose. L'importante è che gli errori non si ripetano". Si è detto qualcosa sul poco utilizzo del VAR? "Orsato ci ha spiegato che il VAR deve intervenire quando l'arbitro non vede o vede poco bene. È entrato molto sulla posizione degli arbitri, che devono correre molto di più, anche perché il tempo effettivo è aumentato. Oggi l'arbitro, con questi ritmi, corre 12 chilometri a partita, più o meno, cosa che prima non succedeva e a differenza dei calciatori l'arbitro non può essere sostituito quando è stanco. È stato apprezzato da tutti, non c'è stato nessun intervento critico. L'importante è sapere quale sia il metro di giudizio, in modo da trasferirlo anche ai giocatori". Se l'intervento tecnologico è subordinato alla percezione dell'arbitro ("ho visto io", "ero posizionato bene", "per me è un contatto leggero"), il sistema si incastra in un circolo vizioso: 1. La trappola della valutazione di campo: Se l'arbitro dice di aver visto la dinamica, per la sala VAR l'episodio rientra nella "discrezionalità di campo". Di conseguenza, anche di fronte a una decisione palesemente rivedibile o sproporzionata agli occhi di tutti, il VAR non può chiamare l'on-field review senza sconfessare il protocollo IFAB. 2. L'equivoco del "ha visto bene": C'è un'enorme differenza tra un arbitro che ha visto l'azione e un arbitro che ha valutato correttamente l'entità di ciò che è successo. Dire che il VAR interviene solo se l'arbitro "non vede" trasforma la tecnologia in una semplice ruota di scorta per i soli "blind spot" (i coni d'ombra), lasciando intatti tutti gli errori di valutazione, che sono poi la stragrande maggioranza delle polemiche nel calcio moderno. 3. L'uniformità impossibile: Finchè il discrimine per l'uscita del monitor resta una sensazione soggettiva dell'arbitro in corsa (e il suo livello di percezione di un contatto), anziché la realtà oggettiva dell'immagine, si continuerà ad avere lo stesso identico contatto punito in un modo il sabato e in un altro la domenica. Finché le linee guida dell'AIA e dell'IFAB daranno priorità alla tutela dell'autorità di campo dell'arbitro piuttosto che alla correttezza finale della decisione, la famosa "chiarezza" invocata nei meeting resterà solo un intento teorico. Resta proprio questo il nodo irrisolto: preferire la protezione della decisione arbitrale istintiva o la certezza della verità di campo? Ad oggi, la bilancia pende ancora troppo dalla parte della prima. Se guardate il replay dell'azione quando parte il passaggio per Rowe l'arbitro sta guardando il pallone e quando si volta verso l'area Rowe sta già cadendo a terra, non ha visto proprio un bel nulla, dunque il var doveva intervenire. La delegazione della Juventus, composta dall'ad Giovanni Carnevali e il ds Riky Massara, è stata accolta dagli applausi all'arrivo alla basilica di Sant'Ambrogio, a Milano, per i funerali di Sandro Mazzola. Un gesto di sportività all'indomani del gesto di parte della curva juventina che si era voltato durante il minuto di raccoglimento prima di Juventus-Atalanta. Il club bianconero ieri sera si era dissociato dal gesto di parte dei suoi tifosi. Devo essere sincero un timido applauso con i due in abito sobrio senza stemmi della juve, e molto di fretta. Per questo è cosa buona e giusta - dopo aver stigmatizzato la vergogna dello Stadium di poche ore prima - sottolineare il comportamento della Curva Sud, covo della tifoseria rossonera, e di tutto lo stadio. L'effetto emulazione, che spesso colpisce a catena e rimbalza tra curve e gradinate, questa volta non c'è stato. Anzi, prima di Milan-Lecce nell'antistadio un drappo bianco con scritte nere recitava: "Le leggende non hanno colori. Ciao Sandro, RIP" firmato, in rosso, Curva Sud Milano. E così lo stadio Giuseppe Meazza in San Siro conferma, una volta di più, di meritarsi il soprannome di Scala del calcio italiano. Washington Post «La Juventus condanna i tifosi che hanno interrotto il minuto di silenzio per Sandro Mazzola, stella dell'Inter e della Nazionale» Gesti del genere confermano quanto sia difficile, per una parte del tifo, staccarsi dalle tossicità della rivalità anche di fronte al lutto e alla storia del calcio.