Перейти к содержимому

NOI INTERISTI SIAMO UN'ALTRA COSA

SENTINELLA NERAZZURRA

0:00 / 0:00

NOI INTERISTI SIAMO UN'ALTRA COSA

1 694 просмотра · 1 дн. назад
SENTINELLA NERAZZURRA
3,65 тыс. подписчиков
1 694 просмотра · 1 дн. назад
La geopolitica del sospetto nel calcio italiano: sintesi di un cortocircuito Il dibattito sul presunto conflitto d'interessi di Giancarlo Viglione (e, per estensione, su chiunque occupi ruoli chiave nelle istituzioni calcistiche) evidenzia un doppio standard strutturale nel racconto mediatico e tifoso del calcio italiano. 1. Il teorema del "tifoso al potere" applicato a senso unico Il passato e la memoria corta: Se oggi si usa la fede calcistica (reale o presunta) di un dirigente per delegittimare carriere, sentenze o equilibri di potere (tirando in ballo presunte correnti "interiste" come la cosiddetta "Marotta League"), si dimentica che il vertice del calcio italiano è storicamente passato per mani e figure legate a doppio filo al mondo juventino. I precedenti: Da Maurizio Beretta (proveniente direttamente dal Gruppo FIAT e plenipotenziario della Lega Serie A nel pieno del ciclo dei nove scudetti bianconeri) a Giovanni Malagò (storicamente vicino alla famiglia Agnelli e tifoso juventino dichiarato nei salotti romani), passando per Lorenzo Casini (il cui passato nel Collegio di Garanzia del CONI e la cui fede juventina "archiviata" con l'elezione a presidente di Lega non hanno mai scatenato le crociate giudiziarie e mediatiche vissute oggi). 2. Il tranello culturale e il ruolo dei tifosi La sindrome del piagnisteo: Il testo evidenzia come la narrazione del complotto sia un marchio di fabbrica utilizzato per giustificare i cicli di vittorie altrui o per spiegare le sconfitte. L'alleanza innaturale: L'aspetto più paradossale è il coinvolgimento di parte del tifo milanista che, pur di accodarsi alla frustrazione anti-interista, finisce per farsi dettare la linea da Torino, dimenticando la propria identità e pappagallando le medesime lamentele. In conclusione: La "fuffa" del professionista neutro Pretendere che chi lavora nelle istituzioni federali (FIGC, Lega, tribunali sportivi) sia un robot senza passioni o trascorsi calcistici è teoricamente impossibile e di fatto irrealistico. Ridurre una carriera, una competenza tecnica o una sentenza (favorevole o contraria che sia) alla semplice fede calcistica significa alimentare una retorica sterile: o vale per tutti o è pura fuffa. Se ogni dirigente dovesse essere sterilizzato da qualsiasi simpatia passata, le istituzioni sportive rimarrebbero deserte. Il discrimine tra un dibattito serio e il baraccone mediatico resta sempre e solo il merito dei fatti, non il tifo da stadio trapiattato nei palazzi del potere.