Evento 20.9.2026 - L'APARTHEID DI GENERE IN AFGHANISTAN: UN APPELLO ALL'AZIONE
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L'evento si è tenuto nella sala Falck della Ambrosianeum Fondazione Culturale, in Via delle Ore n.3 Milano.
SALUTI E INTRODUZIONE
00:00:03 Roberta Postiglione – Segretaria Associazione Primavera APS
00:53:34 Diana De Marchi – Presidente Comm. Pari Opportunità e Diritti Civili del Comune di Milano
00:03:02 Claudia Mezzabotta – Presidente CPO ODCEC Milano
00:13:56 Maria Barbera – Consigliera CPO Ordine Avvocati Milano
00:05:19 Patrizia De Michelis – Presidente Associazione Rete per la Parità APS
00:18:25 Anna Doro – Consigliera di società quotate e fondatrice del movimento #nonsitornaindietro
00:25:33 Graziella Mascheroni – Presidente CISDA
00:36:28 Simona Lanzoni – Vice Presidente e Responsabile progetti Fondazione Pangea ETS
00:44:05 Silvia Redigolo – Responsabile comunicazione e raccolta fondi Fondazione Pangea ETS in collegamento da Kabul
INTERVENTI
00:58:39 Giorgia Pietropaoli – Scrittrice d’inchiesta, professoressa
01:09:29 Somaia Ramish – Poeta afghana, scrittrice, giornalista e attivista per i diritti umani
GIORGIA PIETROPAOLI, autrice del libro AFGHANISTAN, DOVE TUTTO CAMBIA PER NON CAMBIARE MAI, docente di Lettere classiche, ha conseguito il dottorato in Scienze politiche. Ha studiato Lingua e Letteratura Persiana all’Università di Roma La Sapienza. Collabora con la rivista Focus On Africa Magazine e segue da anni le questioni mediorientali, soprattutto riguardanti Iran e Afghanistan. È attiva nel campo dei diritti umani.
SOMAIA RAMISH è una poeta, scrittrice, giornalista e attivista per i diritti umani, nata nel 1986 a Herat, in Afghanistan, e cresciuta in Iran durante il primo regime talebano.
Dopo la caduta del regime, è tornata in Afghanistan dove, per oltre vent’anni, ha contribuito alla crescita democratica del suo Paese, dedicandosi alla difesa dei diritti delle donne, dei bambini e dei disabili.
Il ritorno al potere dei Talebani nell’agosto del 2021 l’ha costretta a lasciare l’Afghanistan per l’esilio in Olanda.
Con le sue poesie si fa portavoce di un grido di dolore e protesta, intrecciando la storia personale di migrazione e umiliazione con quella collettiva del suo popolo, creando un legame profondo tra passato e presente e usando la parola come un’arma contro l’oppressione.