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Gianni Rivera: il più grande talento italiano (e perché forse non è mai stato davvero amato).

PASSIONE AZZURRI

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Gianni Rivera: il più grande talento italiano (e perché forse non è mai stato davvero amato).

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Gianni Rivera non è stato soltanto uno dei più grandi calciatori italiani di sempre. È stato un caso. Un simbolo irrisolto. Un punto di svolta che il calcio italiano ha ammirato senza mai riuscire ad abitare fino in fondo. Questo non è un semplice racconto biografico. È un viaggio lungo e narrativo dentro la figura di Rivera: il talento precoce, il Milan, l’Europa, il Pallone d’Oro, la Nazionale, la staffetta, lo scontro con la stampa, l’isolamento del capitano che non si piega. Ma anche l’uomo: la formazione cattolica all’oratorio, la fede vissuta in silenzio, i rapporti affettivi difficili, la distanza, la scelta di lasciare il calcio per la politica quando i valori non coincidono più. Rivera è stato troppo intelligente per essere rassicurante, troppo elegante per essere popolare, troppo libero per essere gestito. In campo ha anticipato un’idea di calcio che sarebbe arrivata molti anni dopo. Fuori dal campo ha pagato il prezzo di chi non si adatta al rumore.