San Bruno (Brunone) Sacerdote e monaco (06-10-2026)
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Nato in Germania nel 1030 e vissuto poi tra il suo Paese, la Francia e l'Italia, dove morì nel 1101, Bruno o Brunone, professore di teologia e filosofia, sceglie ben presto la strada della vita eremitica. Trova così sei compagni che la pensano come lui e il vescovo Ugo di Grenoble li aiuta a stabilirsi in una località selvaggia detta «chartusia» (chartreuse in francese). Lì si costruiscono un ambiente per la preghiera comune, e sette baracche dove ciascuno vive pregando e lavorando: una vita da eremiti, con momenti comunitari.
Quando Bruno insegnava a Reims, uno dei suoi allievi era il benedettino Oddone di Châtillon. Nel 1090 se lo ritrova papa col nome di Urbano II, che lo sceglie come consigliere. Ottiene da lui riconoscimento e autonomia per il monastero fondato presso Grenoble, poi noto come Grande Chartreuse. In Calabria nella Foresta della Torre (ora in provincia di Vibo Valentia) fonda una nuova comunità.
Più tardi, a poca distanza, costruirà un altro monastero per la vita comunitaria. È il luogo accanto al quale sorgeranno poi le prime case dell'attuale Serra San Bruno.
È talmente intelligente che, dopo essere stato ordinato sacerdote, viene subito nominato, dal vescovo di Reims, professore di filosofia della prestigiosa Scuola di Teologia in cui lo stesso Bruno ha studiato. Bruno per vent’anni ricopre con successo questo ruolo, ma quando un nuovo vescovo arriva a Reims, Bruno si allontana dalla città perché non approva pubblicamente il suo comportamento avido e disonesto.
Intanto il sacerdote si sente attratto dalla vita monastica, modesta, fatta di preghiera, solitudine, lettura e studio dei Libri Sacri. Infatti Bruno potrebbe diventare arcivescovo, ma rifiuta l’incarico.
Assieme ad altri sei suoi amici monaci si reca a Grenoble (Rodano-Alpi) a trovare il vescovo Ugo, suo ex allievo. Il vescovo, prima dell’arrivo di Bruno, fa un sogno: vede sette stelle che guidano sette uomini verso un luogo di montagna vicino a Grenoble, chiamato Chartreuse (Certosa).
Il vescovo capisce che i desideri di Bruno e dei suoi sei compagni sono ispirati da Dio e così li conduce verso il luogo che ha sognato: una valle immersa nella natura, dove poter pregare e stare in contatto con Dio.
La Chartreuse si trova nelle Alpi della Francia meridionale (Midi) dove Bruno costruisce un monastero, “Grande Chartreuse”, con la chiesa e le celle per i monaci.
Qui egli crea l’Ordine dei Certosini che si diffondono ben presto in tutta Europa: essi indossano un saio bianco, vivono in povertà e dedicano il loro tempo a pregare e a lavorare la terra, in completa solitudine, parlando tra di loro il meno possibile.
Nel 1088 il suo ex allievo papa Urbano II lo chiama a Roma per nominarlo consigliere della Santa Sede. Bruno accontenta il papa, ma dopo un po’ di tempo chiede il permesso di ritirarsi di nuovo in un monastero.
Per volere del pontefice deve restare in Italia, e perciò si trasferisce in Calabria nella Foresta della Torre (Vibo Valentia) dove fonda due nuovi monasteri. In questo luogo sorge un paese che si chiama Serra San Bruno, in onore del monaco. Qui Bruno (chiamato anche Brunone), trascorre gli ultimi anni seguendo la Regola dei certosini, in contatto con Dio e in solitudine. Muore il 6 ottobre 1101.
I suoi pochi confratelli (non ama avere intorno gente numerosa e qualunque) devono essere pronti alla durezza di una vita che egli insegna col consiglio e con istruzioni scritte, che dopo la sua morte troveranno codificazione nella Regola, approvata nel 1176 dalla Santa Sede.
E’ una guida all’autenticità, col modello della Chiesa primitiva nella povertà e nella gioia, quando si cantano le lodi a Dio e quando lo si serve col lavoro, cercando anche qui la perfezione, e facendo da maestri ai fratelli, alle famiglie, anche con i mestieri splendidamente insegnati. Sempre pochi e sempre vivi i certosini: a Serra, vicino a Bruno, e altrove, passando attraverso guerre, terremoti, rivoluzioni. Sempre fedeli allo spirito primitivo. Una comunità "mai riformata, perché mai deformata". Come la voleva Bruno, il cui culto è stato approvato da Leone X (1513-1521) e confermato da Gregorio XV (1621-1623).
(Fonte: Santi&Beati)
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