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PERCHÉ PERSONE EMPATICHE SOFFRONO e scappano dalla società - #galimberti #filosofia #empatia

Videoteca Umberto Galimberti

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PERCHÉ PERSONE EMPATICHE SOFFRONO e scappano dalla società - #galimberti #filosofia #empatia

2 905 просмотров · 12 ч назад
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“La perdita dell’empatia nell’età della tecnica” si impone come uno dei nuclei più discussi nel panorama contemporaneo, non come nostalgia morale, ma come diagnosi strutturale di una trasformazione dell’umano. Le reazioni raccolte attorno alla conferenza convergono su una percezione diffusa: l’empatia non scompare per cattiveria, ma per disuso. In un mondo organizzato secondo logiche di efficienza, velocità e prestazione, il tempo necessario per sentire l’altro viene progressivamente eroso. Non si tratta di una scelta individuale, ma di una configurazione sistemica. Alcuni commenti parlano di “analfabetismo emotivo”, altri di “desensibilizzazione progressiva”. In entrambi i casi, emerge un punto comune: l’incapacità crescente di abitare il dolore altrui. In questo quadro si inserisce con coerenza il pensiero di Umberto Galimberti, che da tempo individua nella tecnica non solo uno strumento, ma un ambiente che ridefinisce le condizioni dell’esperienza. “Nell’età della tecnica non c’è più spazio per i sentimenti, perché i sentimenti rallentano l’efficienza”, scrive, indicando una incompatibilità sempre più evidente tra empatia e funzionamento. L’empatia implica tempo, esposizione, vulnerabilità. La tecnica richiede rapidità, distanza, controllo. In questo scarto si produce una perdita che non è immediatamente percepita, ma che incide in profondità sulla struttura relazionale. Molti interventi sottolineano come la distanza operativa, resa possibile dalla tecnologia, modifichi radicalmente il modo di percepire l’altro. Si comunica senza incontrarsi, si reagisce senza vedere, si giudica senza conoscere. L’altro diventa immagine, dato, profilo. “Quando l’altro non è più presente, ma rappresentato, la relazione si svuota”, è una linea che attraversa le riflessioni galimbertiane. L’empatia nasce dalla presenza, dal corpo, dallo sguardo. Quando questi elementi vengono sostituiti da interfacce, la relazione perde spessore, si appiattisce su una superficie senza profondità. Alcuni commenti evidenziano una trasformazione ancora più radicale: non solo si perde la capacità di sentire l’altro, ma si perde anche la capacità di riconoscere il proprio sentire. L’empatia non è solo relazione, è anche accesso a sé stessi. Se l’interiorità viene progressivamente colonizzata da stimoli esterni, notifiche, flussi continui di informazione, lo spazio per l’elaborazione emotiva si restringe. Galimberti lo esprime con chiarezza: “l’uomo contemporaneo è pieno di informazioni e vuoto di senso”. In questa saturazione informativa, il sentimento non trova luogo per emergere, per articolarsi, per essere compreso. Non mancano letture che collegano questa perdita a una forma di difesa. Sentire l’altro espone, rende vulnerabili. In un contesto percepito come instabile, competitivo, incerto, la chiusura emotiva diventa una strategia di sopravvivenza. Ma questa strategia ha un costo: la riduzione dell’umano alla funzione. “Se elimini il dolore, elimini anche la gioia”, è una formula che sintetizza questa dinamica. L’empatia non è selettiva: non si può spegnere solo ciò che disturba senza compromettere anche ciò che dà senso. La conferenza, nelle sue formulazioni più incisive, mette in luce proprio questo paradosso: più aumenta la connessione, più diminuisce la relazione. Si è continuamente in contatto, ma raramente in relazione. L’empatia, che richiede lentezza e presenza, viene compressa in interazioni rapide, frammentarie, superficiali. In questo scenario, la perdita non è solo affettiva, ma ontologica. L’uomo smette di essere un essere-in-relazione e diventa un nodo in una rete di scambi. I commenti più lucidi convergono su una consapevolezza inquieta: recuperare l’empatia non significa tornare indietro, ma riaprire uno spazio dentro l’apparato tecnico. Non si tratta di rifiutare la tecnologia, ma di sottrarre l’umano alla sua riduzione funzionale. L’empatia, in questo senso, non è un sentimento debole, ma un atto di resistenza. È il luogo in cui l’altro non è mezzo, ma fine. E proprio per questo, nell’età della tecnica, diventa sempre più rara, sempre più fragile, sempre più necessaria. #galimberti #umbertogalimberti #filosofia #empatia #tecnica #nichilismo #psicologia #crescita #crescitapersonale #consapevolezza #pensierocritico #società #umanità #relazione #identità #alienazione #disincanto #esistenza #filosofiacontemporanea #over65 #menteevita #riflessione #coscienza #sapere #uomo #potere #verità #digitale #emozioni #connessione “L’UOMO SENZA EMPATIA” “QUANDO SENTIRE DIVENTA UN OSTACOLO” “LA TECNICA CONTRO IL CUORE” “ESSERE CONNESSI SENZA ESSERE VICINI” “L’ALTRO RIDOTTO A IMMAGINE” “LA FINE DELLA RELAZIONE” “INFORMAZIONE SENZA SENTIMENTO” “IL SILENZIO DELLE EMOZIONI” “EMPATIA: L’ULTIMA RESISTENZA” “IL VUOTO EMOTIVO DELL’UOMO CONTEMPORANEO”