UP SAN TEOBALDO
Achille Tognetti
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UP SAN TEOBALDO
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UNITA’ PASTORALE SAN TEOBALDO
(Albettone, Campiglia dei Berici, Colloredo, Lovertino, Orgiano, Pilastro, Sossano)
Chiamata UP7 per racchiudere il numero delle parrocchie che la compongono, da sabato 27 giugno l'Unità pastorale che riunisce Albettone, Campiglia dei Berici, Colloredo, Lovertino, Orgiano, Pilastro e Sossano è stata rinominata "San Teobaldo", in memoria del Santo pellegrino ed eremita che qui visse nell'XI secolo.
«Cercavamo un nome che ci caratterizzasse - racconta don Andrea Lupato, parroco in solido assieme a don Giovanni Imbonati -. Abbiamo riflettuto in consiglio pastorale, e alla fine abbiamo seguito l'esempio dell'UP di Schio intitolata a Santa Bakhita e a quella di Brendola intitolata a Santa Bertilla. San Teobaldo, non è un santo contemporaneo, è poco conosciuto, non ha lasciato testi, ma è vissuto qui e se si ha la pazienza di conoscerlo si scoprirà che ha qualcosa da dire anche a noi».
Il "battesimo" dell'Unità pastorale è avvenuto ufficialmente durante la Messa celebrata alla chiesetta di San Teobaldo in Saianega a Sossano, in occasione della memoria liturgica del Santo e presieduta dal vescovo di Vicenza Mons. Giuliano Brugnotto
«Mi sembra particolarmente significativo il fatto che oggi - in questo luogo piccolo e povero, così come piccola e povera fu la vita di quell'uomo che qui, ormai secoli fa, chiuse il suo cammino terreno - si possano riconoscere alcuni tratti dell'essere comunità cristiana», ha detto il Vescovo, che poi ha aggiunto: «Le nostre parrocchie legate insieme nell'unità pastorale sono innanzitutto come la piccola "cella" in cui San Teobaldo e il suo amico Gualtiero, e successivamente la madre di Teobaldo, hanno vissuto per incontrare Dio. Spesso pensiamo che certe strade, specialmente in questo tempo di crisi per le parrocchie, siano chiuse. Invece Dio continua a costruire in silenzio piccole stanze dove la vita umana può accadere nella sua dignità e pienezza, sorprendendoci di nuovo grazie alla sua iniziativa e all'averlo ospitato».
Ricordando gli anni della vita di San Teobaldo in cui lui e Gualtiero spingevano carri, trasportavano pietre e alimentavano fornaci di carbone per guadagnarsi il pane lavorando, mons. Giuliano ha sottolineato che «mentre erano occupati in questi compiti, il loro cuore era sempre in preghiera, unito a Dio. La fedeltà di Dio è un'alleanza che attraversa le generazioni; per questo la testimonianza di San Teobaldo raggiunge anche noi. Non dobbiamo perdere il senso della storia che ci 'ha preceduto, ma trarne forza per guardare avanti verso la fedeltà di Dio». Richiamando, con San Paolo, che il Battesimo è l'immersione nella morte di Cristo, il Vescovo ha poi rammentato quando «Teobaldo, ancora giovane, entrò con Gualtiero nell'abbazia di San Remi, spogliandosi di ogni ricchezza e della sua nobiltà, rinunciando a una possibile grande carriera. Un gesto le cui radici si ritrovano nel sacramento del Battesimo: si spogliò per essere sepolto con Cristo e poter nascere con Lui a vita nuova. Quella morte non fu un evento isolato, ma una scelta che accompagnò continuamente la sua vita, in ogni passo e in ogni notte passata a cantare le lodi di Dio dopo la fatica. Per questo, quando la morte giunse nel 1066, dopo una malattia dolorosa sopportata con pazienza, Teobaldo poté morire in pace. Per il cammino delle vostre comunità, questo è un insegnamento prezioso: non facciamo troppo affidamento sulle strutture. Le nostre parrocchie hanno programmi e strutture che possono essere utili, ma dobbiamo spogliarci delle ricchezze di cui il mondo attuale si vanta».
Concludendo, ha detto il Vescovo «sotto l'intercessione di San Teobaldo, chiediamo che le nostre comunità siano case dove Dio è accolto, luoghi di fraternità e di servizio. In questo tempo di grandi cambiamenti per la nostra Chiesa diocesana, accogliamo le dimensioni essenziali del Vangelo che San Teobaldo ha vissuto e ci aiuta a vivere ancora oggi».