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"Li reggni der Papa" (G.G.Belli Sonetto n°1244)

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"Li reggni der Papa" (G.G.Belli Sonetto n°1244)

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Sonetto del 26 Aprile 1834 G.G.Belli In questo sonetto Belli irride la megalomania e le pretese di dominio universale dell'autorità papale. Un popolano romano sostiene argutamente che il Papa sia sovrano assoluto persino di Gerusalemme, portando come "prova" il fatto di aver sentito al palazzo di Propaganda Fide la nomina del Patriarca. Alla domanda ingenua dell'interlocutrice (sora Susanna) sul perché il Papa non lo mandi a governare Gerusalemme come fa con i vescovi nelle Marche, l'oratore risponde ironicamente che è colpa dei Turchi e del fatto che la Chiesa non ha navi sufficienti per farlo trasportare. Nelle terzine, l'ironia si fa ancora più sferzante: citando un certo Don Sisto, il popolano afferma che il Papa è capo urbis et orbis (espressione storpiata in urbisi e ttòrbisi), estendendo la sua autorità fin dove arrivano Padre Eterno e Gesù Cristo. Il sonetto si chiude con un proverbiale sarcasmo rivolto a chiunque sia così cieco o ingenuo da credere a simili esagerazioni retoriche. Traduzione È tanto vero che il Papa è monarca persino di Gerusalemme e ci comanda, che io con queste orecchie ho sentito a Propaganda che lui nomina sempre il Patriarca. «Dunque», si dice, «perché non ce lo manda come manda i vescovi nella Marca?». Perché ci sono i turchi e non ha una nave da farlo trasportare, signora Susanna. Anzi il Papa, sentite un po' Don Sisto, è capo della città e del mondo intero, fin dove sono capi il Padre Eterno e Gesù Cristo. Vi basta, o vi servono altre prove? Infelice colui che chiude gli occhi! Infelice chi non capisce mai che cinque e tre fa nove! ‪@mamic-V‬