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Il CAMION che salvò la GERMANIA (e ingannò gli USA): la VERA storia dell'UNIMOG

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Il CAMION che salvò la GERMANIA (e ingannò gli USA): la VERA storia dell'UNIMOG

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Per comprendere a fondo la genesi del Mercedes-Benz Unimog è necessario immergersi nel drammatico contesto geopolitico della Germania successiva alla Seconda Guerra Mondiale. Un paese annientato, prostrato da un inverno rigidissimo, in cui la sopravvivenza quotidiana era messa a repentaglio da una crisi logistica di proporzioni epiche. La rete viaria e ferroviaria (la Reichsbahn) era collassata, i mezzi motorizzati scarsi e i pochi animali da soma rimasti trasformati in cibo. A gravare su questa situazione, già disperata, si aggiungevano le stringenti direttive del controverso Piano Morgenthau (JCS 1067). Il piano mirava alla de-industrializzazione forzata della Germania, trasformandola in una nazione puramente agricola, per prevenire qualsiasi futuro riarmo. Le forze di occupazione sequestrarono veicoli, smantellarono fabbriche strategiche e, soprattutto, imposero il divieto assoluto di progettare e costruire veicoli a trazione integrale (4x4), considerati implicitamente di potenziale uso militare. In questo clima di restrizioni e miseria, emerge la figura di Albert Friedrich, ex capo progettazione motori aeronautici della Daimler-Benz. Trovatosi senza impiego, Friedrich comprende un paradosso fondamentale: gli Alleati volevano limitare la Germania, ma non potevano permettersi di mantenere un'intera nazione a proprie spese. Era necessario riavviare la produzione agricola. Friedrich intuisce che la soluzione non era proporre un veicolo, ma un mezzo per risolvere il problema della fame. Insieme a due brillanti colleghi, Heinrich Rößler e Hans Zabel, Friedrich concepisce l'idea di un mezzo "factotum". Per eludere i rigidi controlli americani, la squadra attua una vera e propria strategia dell'inganno. Nascondono lo sviluppo all'interno di un'azienda insospettabile, la Erhard & Söhne (pelletteria a Schwäbisch Gmünd). Inoltre, mascherano la natura del mezzo fin dal nome. Non lo definiscono Fahrzeug (veicolo) o Lastkraftwagen (autocarro), ma Universal-Motor-Gerät (Dispositivo Motorizzato Universale). Fu Zabel, con una felice intuizione di marketing, a coniare l'acronimo Unimog. L'Unimog prima maniera fu presentato alle autorità americane come un puro strumento agricolo. Friedrich ne dichiarò inizialmente una velocità limitata (15 km/h) e giustificò la trazione integrale per l'uso nei campi. La carreggiata, curiosamente fissata a 1270 mm, fu genialmente spiegata come la misura esatta per passare tra due filari di patate senza danneggiare il raccolto. Questa tattica, unita all'assenza di punti di attacco per armamenti e all'adozione del tranquillo motore diesel Daimler-Benz OM 636, ingannò le forze di controllo (Production Control), che concessero l'agognato Rare Order to Manufacture (Permesso di produzione). Il debutto ufficiale avvenne al Salone di Francoforte del 1948, anno della riforma monetaria (introduzione del Deutsche Mark), che ridiede slancio all'economia. La produzione in serie, inadeguata per la pelletteria, fu affidata ai fratelli Boehringer (da cui la Serie 70200). Questi primi modelli artigianali introdussero caratteristiche leggendarie: assi a portale, sospensioni a molle elicoidali e trazione integrale inseribile. Il successo fu immediato. L'Unimog dimostrò una versatilità impareggiabile, trovando impiego nell'edilizia, nel soccorso, nel settore forestale e civile. La Daimler-Benz, comprendendone il potenziale e ormai libera da molti vincoli, acquisì il progetto per 600.000 marchi e ne trasferì la produzione a Gaggenau. Nel 1953, l'Unimog (Serie 401/402) abbandonò il logo col bue per adottare la Stella a Tre Punte. Da allora, l'evoluzione è stata inarrestabile. La Serie 411 (1956) introdusse nuove cabine e maggiore potenza, consacrando l'Unimog a fenomeno globale. Negli anni '70, le Serie 425 e 427 portarono un design squadrato e maggiore comfort. Fino ad arrivare ai giorni nostri, con le serie UGE (porta-attrezzi) e UHE (off-road estremo), dotate di tecnologie all'avanguardia (fibra di carbonio, elettronica avanzata, sterzo VarioPilot). L'Unimog è più di un camion. È il simbolo della resilienza ingegneristica tedesca, un progetto nato come un cavallo di Troia per eludere imposizioni geopolitiche e divenuto un'icona mondiale di inarrestabilità, un mezzo che continua, dal 1948, a superare ogni ostacolo. Riprese e montaggio: Alessandro Di Rosa Autori: Alessandro di Rosa, Matteo Valenti Si ringrazia l'ASI per la preziosa collaborazione. 00:00 Le origini dell’Unimog e la Germania del dopoguerra 10:04 I vincoli degli Alleati e la sfida della ricostruzione 15:30 Albert Friedrich e il progetto di un mezzo universale 23:54 Un trattore speciale: il nome, le patate e il motore 33:09 La produzione Böhringer e il primo Unimog 39:04 L’arrivo in Mercedes e l’evoluzione delle prime serie 52:28 Dal 421 agli Unimog degli anni Settanta 55:05 Alla guida di un Unimog del 1978 1:00:21 Dagli anni Novanta agli Unimog moderni 1:05:27 L’eredità dell’Unimog e le prossime sfide