Giovanni Testori (1923-1993) Scrittore. Giornalista. Drammaturgo.Critico d’arte.Pittore.Tomba Novate
A Memento Mori
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Giovanni Testori (1923-1993) Scrittore. Giornalista. Drammaturgo.Critico d’arte.Pittore.Tomba Novate
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Giovanni Testori (Novate Milanese, 12 maggio 1923 – Milano, 16 marzo 1993) è stato uno scrittore, giornalista, poeta, critico d'arte, drammaturgo, sceneggiatore, regista teatrale e pittore italiano.
“Quando ho detto che sono nato nel 1923, a Novate, cioè a dire alla periferia di Milano, dove da allora ho sempre vissuto e dove spero di poter vivere sino alla fine, ho detto tutto.”
Giovanni Testori nasce a Novate Milanese, paese alla periferia di Milano, da Edoardo e Lina Paracchi, entrambi originari del Triangolo lariano: di Sormano il padre, di Lasnigo la madre. Sono luoghi ai quali resterà avvinto l’immaginario, anche creativo, di Testori.
In occasione della mostra su Caravaggio e i caravaggeschi, allestita nel 1951 al Palazzo Reale di Milano, Testori incontra Roberto Longhi, il grande storico dell’arte che ammira da anni per l’impegno critico e la qualità della sua prosa. Dall’incontro nascono una duratura amicizia e la collaborazione con la neonata rivista «Paragone», diretta dallo stesso Longhi, dove nel 1952 Testori pubblica il suo primo saggio Su Francesco del Cairo, una pionieristica ricognizione dell’opera di quello che oggi è riconosciuto tra i protagonisti della cultura figurativa milanese del Seicento. È un testo impegnato e complesso, per la scrittura e per i contenuti, nel quale Testori riesce a riversare sul lato della critica d’arte le riflessioni finora affrontate sul realismo e il naturalismo in pittura, la sua tensione narrativa e la carica del dramma teatrale, muovendosi «ai limiti tra critica, letteratura e psicanalisi».
Nel 1954 esce, per la collana de I gettoni di Einaudi, il suo primo romanzo, Il dio di Roserio, ambientato tra le società ciclistiche della provincia e delle periferie lombarde alle quali la penna dello scrittore tornerà più volte a dare voce, affrontandone i drammi, mettendone a nudo l’umanità più profonda, secondo lo stesso processo seguito nella pratica e nella critica artistica, e nell’invenzione del teatro. Fino da questo esordio pubblico sono evidenti il carattere sperimentale e la matrice pittorica, visiva, della lingua testoriana, carica di flessioni dialettali e alla ricerca di una parola capace di ingaggiare un corpo a corpo con la realtà, di restituire «l’informe, il groviglio di umori, odori, sentimenti, colori, istinti […], la fusione di cuore, sesso, visceri, bile» che intreccia le storie dei personaggi ritratti.
Nel 1958, grazie all’interessamento di Anna Banti, esce nella «Biblioteca di letteratura» di Feltrinelli, diretta da Giorgio Bassani, Il ponte della Ghisolfa, la prima raccolta di racconti del ciclo I segreti di Milano, seguita nel 1959 da La Gilda del Mac Mahon. Sempre del 1958 è la monografia dedicata agli affreschi del tramezzo nella chiesa di San Bernardino a Ivrea, il capolavoro di Giovanni Martino Spanzotti, artista a lungo attivo nel territorio piemontese tra Quattro e Cinquecento, dedicata a Roberto Longhi.
Il ciclo de I segreti di Milano continua nel 1960 con la pubblicazione de La Maria Brasca – portata in scena al Piccolo Teatro di Milano, il 17 marzo di quell’anno, con la regia di Mario Missiroli e Franca Valeri come protagonista – e L’Arialda, il primo spettacolo italiano vietato ai minori. Il dramma, superati non pochi problemi di censura selettiva, è rappresentato per la prima volta al Teatro Eliseo di Roma dalla compagnia di Rina Morelli e Paolo Stoppa, con regia e allestimento di Luchino Visconti. Quando, nel febbraio 1961, lo spettacolo arriva al Teatro Nuovo di Milano, il giorno dopo la prima il magistrato Carmelo Spagnuolo firma un ordine di sequestro dei copioni e la sospensione di tutte le repliche previste. Testori e la Feltrinelli sono incriminati per il testo, reputato «grandemente offensivo del comune sentimento del pudore», soprattutto per la storia che lega Eros, il fratello della protagonista, e Lino, il ragazzo di cui è innamorato. Solo nel 1964 autore ed editore saranno assolti da una definitiva sentenza di tribunale.
Il 16 gennaio 1973 l'Ambleto debutta a Milano inaugurando il Salone Pier Lombardo, il teatro appena fondato (sulle ceneri di ciò che restava del vecchio cinema Continentale) dallo stesso Testori con Franco Parenti, Andrée Ruth Shammah, Dante Isella e Maurizio Fercioni. La regia è di Andrée Ruth Shammah, l’interprete è Franco Parenti, dedicatario della commedia. Dall’amicizia con Parenti nasce l’idea, avviata con lo stesso Ambleto, della «trilogia degli scarozzanti», un’immaginaria «compagnia di teatranti, girovaga tra i Laghi e le Prealpi, che rappresenta, oggi qui domani là, intrecci famosi, adattati alla bell’e meglio». Seguiranno il Macbetto (1974), sempre da Shakespeare, e l'Edipus (1977), da Sofocle.
Si rimanda alla ricchissima pagina Wikipedia a lui dedicata.
Lo scrittore muore all’ospedale San Raffaele di Milano il 16 marzo 1993.
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