Basilica paleocristiana scomparsa di Oderzo: scavate le navate, tra mosaici e segreti costruttivi
ArchaeoReporter
0:00 / 0:00
Basilica paleocristiana scomparsa di Oderzo: scavate le navate, tra mosaici e segreti costruttivi
10 997 просмотров · 1 день назад
ArchaeoReporter
39,8 тыс. подписчиков
10 997 просмотров · 1 день назад
A Oderzo, nell’area dell’ex Pescheria, lo scavo della basilica paleocristiana ha ora raggiunto anche la navata centrale e quella settentrionale, completando progressivamente la lettura dell’edificio a tre navate già individuato nei mesi scorsi. APPROFONDISCI: https://www.archaeoreporter.com/it/20...
Emergono nuovi tratti delle pavimentazioni musive e soprattutto elementi utili a comprendere come venne costruito questo grande edificio di culto dell’antica Opitergium. Lo scavo è condotto dalla ditta Malvestio sotto la direzione scientifica di Maria Cristina Vallicelli, funzionaria archeologa della Soprintendenza ABAP di Padova, Treviso e Belluno.
La basilica, datata preliminarmente tra la fine del IV e l’inizio del V secolo d.C., presenta murature monumentali, fondazioni larghe oltre un metro e una particolare tecnica costruttiva: nel terreno alluvionale furono infissi pali lignei sui quali vennero impostate le strutture in laterizio e malta. Un sistema che racconta le difficoltà tecniche affrontate dai costruttori e permette oggi agli archeologi di studiare anche la sequenza edilizia del complesso.
I mosaici costituiscono uno degli elementi più importanti dello scavo. Nella navata centrale compaiono ottagoni intrecciati, nodi doppi, motivi a edera, cerchi concentrici e decorazioni a “pale di mulino”; nella navata settentrionale le indagini avevano già individuato altri lembi musivi con motivi a bipenne e cerchi concentrici. La navata meridionale, meglio conservata, aveva restituito invece il grande ottagono con velario centrale e nodo di Salomone.
Gli scavi della basilica paleocristiana di Oderzo consentono così di ricostruire progressivamente pianta, decorazione e tecniche costruttive di uno dei principali complessi tardoantichi finora individuati nell’antica Opitergium.