Перейти к содержимому

Filippo Facci, Monteviasco, 21 novembre 2018

Filippo Facci

0:00 / 0:00

Filippo Facci, Monteviasco, 21 novembre 2018

2 569 просмотров · 7 л. назад
Filippo Facci
680 подписчиков
2 569 просмотров · 7 л. назад
(raccomando sempre di regolare la definizione - rotellina in basso a destra - a 1080) In Lombardia esiste un incredibile paesino che non è raggiunto da nessuna strada (carrabile) ma solo da un ripido sentiero di montagna costruito nel medioevo o, dal 1989, aiutato da una piccola funivia che il 12 novembre scorso, però, è stata sequestrata dalla procura di Varese dopo un incidente mortale occorso all’unico manovratore. Il paesino si chiama Monteviasco ed è a ridosso del confine svizzero, in provincia di Varese, sui monti aridi che si buttano nella punta nord del Lago Maggiore. Ne consegue che i 7 residenti tutti anziani - che però, quando siamo saliti, erano rimasti in 3 - sono isolati, a meno che scendano e risalgano improbabilmente dal duro sentiero (1400 gradini, circa 450 metri di dislivello, un’oretta con passo esperto) dopo che l’altro giorno è pure nevicato. Ad aiutarli ci sono solo i carabinieri e i forestali che salgono e riscendono per portare l’essenziale, poco cibo o farmaci: in pratica i residenti telefonano ad Ambrogio Rossi (81 anni, sindaco della vicina Curiglia, il paese di 177 anime di cui Monteviasco è frazione) e dicono se hanno bisogno di qualcosa. Allora i carabinieri di Dumenza e della compagnia di Luino, diretti dal capitano Alessandro Volpini, molto dedito alla causa, salgono con i loro zaini e fanno, come dire, la conta. A Curiglia, poi, il soccorso alpino ha piazzato pure un ospedaletto da campo nel caso la neve o il maltempo non permettessero all’elicottero del 118 di salire. La sola a non avere problemi è la signora Rosina, 87 anni, la più anziana e meno autosufficiente tra i residenti: non potrebbe scendere neppure se volesse, ma soprattutto le frega zero di farlo: vuole morire lì, dice. La frase un po’ patetica - assicura lo scrivente - una volta percepita l’atmosfera e il silenzio irreale di questo luogo abitato da quattro gatti (non per dire: i gatti che abbiamo incontrato sono proprio quattro, per niente smagriti, e non ci hanno mollato tutto il tempo) fa realmente pensare che vivere nell’altro mondo forse è possibile prima ancora di andarci.