Internet Festival, il drone in gabbia riprende la manifestazione
Corriere della Sera
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Internet Festival, il drone in gabbia riprende la manifestazione
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L'installazione e la mostra di Francesco Moretti tra materia, sorveglianza e percezione
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Circa dieci sculture e un’installazione video-interattiva compongono "Worlds so close, shaped like the future", la mostra che Moretti presenta a Internet Festival 2026. Al centro della ricerca dell'artista ci sono forme geometriche, superfici metalliche, colori vibranti e piccole figure antropomorfe arrugginite: presenze imperfette inserite all’interno di strutture rigorose che sembrano, allo stesso tempo, accoglierle e imprigionarle. Il contrasto diventa metafora della condizione umana: da una parte la precisione delle geometrie e la perfezione delle superfici, dall’altra corpi fragili che cercano il proprio equilibrio. Il pubblico è chiamato a muoversi intorno alle opere, cambiare punto di vista e mettere in discussione la propria percezione. In un contesto fortemente digitale come quello di IF, le sculture introducono così una sorta di “tregua analogica”, costruita attraverso materia, peso e fisicità. Una mostra nata in occasione dei 25 anni di Net7, azienda pisana che ha scelto di celebrare questo traguardo attraverso un progetto capace di rappresentarne l’anima creativa e innovativa.
Il progetto trova il suo punto di maggiore connessione con il tema dell'edizione 2026 (Forme di futuro) nell’opera site-specific “Do not feed the animal”. Una grande gabbia cilindrica in metallo, alta due metri e con un diametro di 1,30 metri, richiama nella forma il Battistero di Piazza dei Miracoli. Al suo interno si muove un drone: attraverso le sbarre, la sua telecamera riprende gli spettatori, proiettandone le immagini in tempo reale su uno schermo collocato nei pressi della struttura. Il rapporto abituale tra osservatore e tecnologia viene così rovesciato: il drone, dispositivo nato per superare confini altrimenti inaccessibili, diventa una sorta di animale tecnologico in cattività. È osservato mentre osserva. La macchina destinata a sorvegliare si trova improvvisamente confinata, mentre il pubblico diventa contemporaneamente spettatore e soggetto dell’opera. Un cortocircuito che apre una riflessione sul controllo sociale, sulla progressiva perdita della privacy e sulla pervasività della digitalizzazione, fino all’interrogativo che attraversa l’installazione: dove passa oggi il confine tra l’essenza umana e quella artificiale? Nato a Pisa nel 1973 e laureato con lode all’Accademia di Belle Arti di Firenze, Moretti ha collaborato a soli diciassette anni con Keith Haring alla realizzazione di Tuttomondo a Pisa, esperienza che ha segnato profondamente la sua riflessione sul rapporto tra arte e spazio pubblico. Attivo da oltre trent’anni tra pittura, scultura, incisione, installazioni e arti visive applicate, ha partecipato a mostre e manifestazioni internazionali dalla Biennale Internazionale di Arti Grafiche del National Taiwan Museum of Fine Arts alla Biennale di Casablanca. Dal 2005 vive e lavora tra Italia e Grecia e dal 2011 mantiene il proprio studio a Nauplia.