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La grande Messa per la festa di San Petronio

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La grande Messa per la festa di San Petronio

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12PORTE - 8 ottobre 2026: Una basilica gremita ha raccolto anche quest’anno i bolognesi, antichi e nuovi, intorno alla festa del patrono. Nella grande chiesa di Piazza Maggiore, il Cardinale Matteo Zuppi ha presieduto la celebrazione eucaristica nella solennità di San Petronio, appuntamento che rinnova il legame profondo tra la città e il suo patrono. Una celebrazione alla quale hanno preso parte il vescovo ortodosso Dionisios, le autorità cittadine e numerosi rappresentanti delle istituzioni locali, insieme alla comunità cristiana bolognese. San Petronio, ha ricordato il Cardinale nell’omelia, continua a essere una figura che custodisce la città e invita a guardarla non semplicemente come uno spazio nel quale abitare, ma come una vera casa, nella quale ciascuno è chiamato a sentirsi parte di una stessa famiglia. Al centro della riflessione, il tema della comunione. Una comunione che nasce dall’Eucaristia e che non può rimanere confinata dentro la chiesa, ma deve diventare condivisione concreta nella vita della città. «Se condividiamo il pane del Cielo, come non condividiamo quello della Terra? [...] La comunione ha una dimensione orizzontale, questa, e qui dentro sentiamo, portiamo con noi tutti i nostri cari, le nostre comunità. [...] E poi c'è una dimensione sempre verticale, quella che ci ha preceduto [...] e quelli per cui vale la pena seminare, con la nostra vita anzitutto». Il riferimento all’Eucaristia diventa così una chiamata alla responsabilità: condividere il pane ricevuto significa apparecchiare la tavola anche per chi è solo, fragile, povero, escluso. Per questo il Cardinale ha insistito sulla vocazione della comunità cristiana a essere una casa: non un gruppo chiuso, non un «club di iniziati», ma un luogo nel quale ciascuno possa sentirsi accolto. Una Chiesa che non si limita a parlare dell’amore di Cristo, ma lo rende visibile attraverso la propria vita. È questa, secondo Zuppi, la prima forma di evangelizzazione: amare, creare relazioni, trasformare lo sconosciuto in prossimo, costruire legami là dove prevalgono solitudine, individualismo e contrapposizione. Una responsabilità particolarmente importante per una città che cambia rapidamente e che porta con sé anche ferite profonde. Il Cardinale ha invitato a guardare Bologna con la compassione di Gesù, riconoscendo in ogni persona non un nemico, ma qualcuno da amare. Una prospettiva che trova nell’immagine evangelica del seme una sua sintesi: il seme ricevuto non deve essere conservato per proteggere la propria identità, ma gettato nella terra. Anche quando sembra perdersi, è proprio nel dono che può portare frutto. Il pensiero è andato anche ai tre nuovi Beati Ubaldo Marchioni, Elia Comini e Martino Capelli, beatificati una settimana prima a San Petronio. La loro testimonianza, ha ricordato il Cardinale, mostra concretamente che cosa significhi vivere l’amore cristiano: rimanere con la propria comunità, condividendone fino in fondo la sorte. Sono testimoni di una Chiesa che vive la comunione non soltanto come parola, ma come appartenenza concreta: «siamo membra gli uni degli altri». E proprio l’immagine della mensa ha accompagnato la conclusione dell’omelia. Il pane eucaristico diventa un invito ad apparecchiare, nella vita quotidiana, tante altre tavole: quelle dell’amicizia, dell’accoglienza, della solidarietà. Al termine della Messa, la festa è uscita dalla basilica e ha raggiunto il cuore della città. La reliquia del capo di San Petronio è stata portata solennemente in processione fino a Piazza Maggiore. Davanti alla basilica, il Cardinale Arcivescovo ha impartito la benedizione alla città, affidando ancora una volta Bologna alla protezione del suo patrono. Una benedizione che ha riunito idealmente la città intera: le sue istituzioni, le sue famiglie, le comunità cristiane, chi vi è nato e chi vi è arrivato da lontano. San Petronio, rappresentato nella tradizione con Bologna tra le mani, torna così a ricordare che la città è una casa affidata alla responsabilità di tutti. E il messaggio della festa può essere raccolto nelle parole con cui il Cardinale ha concluso la sua omelia: una città più umana nasce quando i cristiani sanno trasformare l’Eucaristia ricevuta in amore donato. «Accolti alla mensa della sua parola e del pane, allora, fratelli e sorelle, apparecchiamo ovunque nella città, con il nostro amore, la tavola dell'amicizia. In quel pezzo di amore che doneremo, brillerà l'amore di Cristo, pane vivo. Amore che illumina la solitudine, che libera dall'odore di morte, che è pane di vita eterna».