Il lutto si addice ad Elettra (1931), di Eugene O'Neill
Davide Fiammenghi
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Il lutto si addice ad Elettra (1931), di Eugene O'Neill
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Il lutto si addice ad Elettra (1931), di Eugene O'Neill
Traduzione di Bruno Fonzi e adattamento e riduzione televisiva di Diego Fabbri e Fulvio Tolusso, per la regia di Fulvio Tolusso (1972). Con Lydia Alfonsi (Lavinia Mannon), Silvio Bagoglini (reverendo Hills), Giorgio Bonora (Peter Niles), Carlo Cattaneo (Adam Brant), Giovanni Conforti (Mackel), Stefania Corsini (Hazel Niles), Giancarlo Dettori (Orin Mannon), Mario Feliciani (Ezra Mannon), Eleonora Morana (Louise), Gianni Rizzo (Amos), Leonardo Severini (dottor Blake), Margherita Simoni (Minnie), Alida Valli (Christine Mannon).
La settimana scorsa, ho caricato la versione Rai dell’‘Agamennone’, di Eschilo (parte della trilogia dell’Orestea). Questa settimana, ho creduto di continuare con ‘Il lutto si addice ad Elettra’, di O’Neill, che traspone il ciclo dell’Orestea nel contesto americano, sostituendo ai miti greci la psicoanalisi freudiana (a quel tempo molto in voga e che, del resto, attinge anch’essa, nella denominazione dei complessi di Edipo e di Elettra, ai miti greci). Come nota uno dei maggiori studiosi di O’Neill, lo stesso nome del capofamiglia, Ezra Mannon, riecheggia il nome di Agamennone (Travis Bogard, Countour in Time: The Plays of Eugene O’Neill, New York: Oxford University Press, 1972, p. 342), come del resto blande assonanze si trovano fra gli altri nomi e i nomi dell’Orestea (Orin – Oreste etc.).
Traggo la trama dell’opera dalla breve nota prefatoria alla mia vecchia edizione Einaudi:
«‘Il lutto si addice ad Elettra’ si intitola questa trilogia di Eugene O’Neill, tredici atti in tre parti designate come ‘Housecoming’, ‘The Hunted’, ‘The Haunted’ […].
[…N]egli anni intorno alla guerra di secessione, il generale Ezra Mannon ritorna a casa dai campi di battaglia e nella propria dimora è ucciso dalla consorte Christine, che ha per complice il proprio amante, il capitano Adam Brant. La figlia Lavinia, che un viluppo di passioni inconscie e non dome lega alla figura del padre, persuade il fratello Orin a vendicarlo. Anche questo giovane è reduce dalla guerra, che sembra avergli sottratto giudizio e sensibilità: sottomesso alla sorella, Orin sopprime il capitano Brant: lo seguirà nella tomba Christine, costretta a sopprimersi dalla presenza ossessiva e vindice della figlia. Orin e Lavinia si imbarcano per un lungo viaggio, ma il destino luttuoso incombe anche su di loro. Orin si ucciderà: Lavinia, consapevole ormai di essere una Mannon, una creatura cioè in preda ad una atroce e fatale nemesi, si rinserra nella dimora avita, offrendosi in olocausto precoce alla vendetta dei trapassati (questo il senso del terzo titolo, ‘The Haunted’, la perseguitata» (Nota, in: Eugene O’Neill, Il lutto si addice ad Elettra, Torino, Einaudi, 1962, rist. 2005, p. 5).
Sempre per ciò che riguarda la trama, resterebbe da chiarire perché il capitano Brant (Egisto) nutra ostilità per Ezra Mannon (Agamennone), sino al punto di aiutare la moglie di Ezra, Christine (Clitemnestra), a ucciderlo. Il padre di Adam Brant era stato diseredato e cacciato di casa da David Mannon (zio di Ezra Mannon) a causa del suo matrimonio con Marie Brant, donna di umili origini; diventato alcolista, morirà poi suicida. La madre di Adam, Marie Brant appunto, era stata lasciata morire in povertà da Ezra Mannon, a cui ella aveva invano chiesto aiuto economico. Sono, questi, adattamenti al contesto americano della faida fra Tieste e Atreo che poi innescherà la rivalità fra Egisto e Agamennone.
Accanto all’Orestea di Eschilo e alla psicoanalisi freudiana, l’altra influenza che si può rintracciare nell’‘Elettra’ di O’Neill è quella della tradizione gotica americana. Secondo E. Andrew Lee, alcuni drammi di O’Neill, e soprattutto ‘Lungo viaggio verso la notte’ e ‘Il lutto si addice ad Elettra’, «trasformano lo spazio domestico in una casa gotica infestata, nella quale gli spettri del ricordo (memory) e delle colpe passate perseguitano come dei perenni moniti (perpetual reminders)» (E. Andrew Lee, Gothic Domesticity in Eugene O’Neill's Desire Under the Elms, in «Eugene O'Neill Review», Vol. 33, No. 1, 2012, pp. 71-90, a p. 72; disponibile qui: h t t p s ://muse.jhu.edu/pub/2/article/468306/pdf). Questo tema mi pare piuttosto evidente nella cupa magione dei Mannon nella quale Lavinia/Elettra si rinchiude alla fine dell’opera. L’autore accenna anche a una linea del gotico americano, che egli fa risalire a ‘La casa dei sette abbaini’ (o ‘delle sette torri’, a seconda della traduzione) di Hawthorne, nella quale il capofamiglia si è reso responsabile di un sopruso (come un’espropriazione di terra, o una privazione della libertà) che porterà a una maledizione famigliare (ibid., p. 73). Ne ‘Il lutto si addice ad Elettra’, questo schema è evidente se pensiamo alle origini, citate sopra, del rancore che Adam Brant (Egisto) nutre nei confronti dei Mannon.