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"L’indurgenza papale" (G.G.Belli Sonetto n°948)

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"L’indurgenza papale" (G.G.Belli Sonetto n°948)

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Sonetto del 10 Maggio 1833 Roma G.G.Belli Il sonetto analizza il tema del perdono dei peccati con la consueta vena satirica e dissacrante. Il popolano protagonista riflette con pragmatismo sul sistema delle indulgenze concesse dalla Chiesa: l'indulgenza è vista come un bene preziosissimo ("beato chi ne può avere una fetta") e formalmente "gratuito" per i poveri, anche se alla fine richiede sempre un contributo economico o un regalo a chi redige la bolla o la licenza. Per qualsiasi tipo di peccato commesso esiste un'indulgenza pronta a porre rimedio, tranne che per una categoria specifica: i "giacobini", termine con cui nell'Ottocento papalino venivano definiti i liberali, i repubblicani e i nemici del potere temporale della Chiesa. Per costoro non c'è perdono né tolleranza: sotto il pontificato di Gregorio XVI, chi si oppone all'autorità del Papa trova solo una rigida e implacabile repressione. Traduzione in italiano corrente Sia breve o lungo [il documento], sia una Bolla o un foglietto, a queste cose ci pensa il Papa. Per me ti posso dire che l'indulgenza, beato lui chi ne può avere una fetta. Questa è una merce che si distribuisce gratis alla povera gente: basta regalare qualche cosetta a colui che ti stende la licenza. Per qualunque peccato tu ti scosti dalla retta via, c'è un'indulgenza che rimedia a tutto, tranne che per il puzzare di giacobino. Non c'è indulgenza per questi figli di mulo; e con questo Papa chi vuole fare il gradasso contro di lui, ti dico io, trova il naso per il suo culo [ovvero si scontra con una dura punizione]. ‪@mamic-V‬