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Dario Antiseri 一 Popper sulla società aperta e i suoi nemici

Andrea Cirla

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Dario Antiseri 一 Popper sulla società aperta e i suoi nemici

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Tratto da: Enciclopedia Multimediale delle Scienze Filosofiche, un progetto di Renato Parascandolo. Nato in Austria, ma naturalizzato britannico, Karl Popper (1902 - 1994) è stato tra i maggiori filosofi della scienza, esercitando una grande influenza sul pensiero del Novecento con la sua concezione fallibilistica della conoscenza e del metodo scientifico. Critico tanto dell'empirismo, quanto del convenzionalismo, ha sostenuto la preminenza delle assunzioni teoriche rispetto ai dati derivanti dall’osservazione, propugnando una teoria della conoscenza per prova ed errore, che, successivamente, si è sviluppata in una concezione evoluzionistica in cui la conoscenza e la stessa attività scientifica sono considerate continue con l'evoluzione naturale. Popper ha esteso alle scienze sociali e alla filosofia politica l'anti-dogmatismo delle proprie tesi epistemologiche. Sul piano della filosofia politica, la sua concezione fallibilistica della conoscenza lo ha condotto a una critica del totalitarismo, in favore di una società in cui ogni soluzione politica sia sottoposta al vaglio della critica e dove sia possibile sperimentare, democraticamente, nuove soluzioni. Dario Antiseri (Foligno, 9 gennaio 1940) è un filosofo, storico della filosofia e accademico italiano. Nell’intervista spiega la concezione politica di Sir Karl Raimund Popper, (Vienna, 28 luglio 1902 – Londra, 17 settembre 1994) filosofo ed epistemologo austriaco naturalizzato britannico di ispirazione liberale, difensore della democrazia e dell’ideale di libertà, nonché avversario di ogni forma di totalitarismo. Egli è noto per il rifiuto e la critica dell’induzione, la proposta della falsificabilità come criterio di demarcazione tra scienza e non scienza e la difesa della “società aperta”. Per spiegare le teorie esposte nel saggio “la società aperta e i suoi nemici” (1945), Antiseri parte da una premessa fondamentale nel pensiero del filosofo britannico: dal momento che la conoscenza ha un carattere congetturale e sempre fallibile, rimane aperta a più visioni del mondo e religiose e a una critica che si rinnova costantemente. In tal senso una società che si basa su questo tipo di conoscenza, consapevole di essere fallibile e pronta a essere smentita, è aperta, chiusa solo all’intolleranza. Una società democratica, infatti, è aperta alla discussione, alle revisioni decisionali e alle proposte di cambiamento. Se la società è aperta alla consapevolezza della fallibilità delle nostre conoscenze, al contrario, una società, come ad esempio quella nazista, è chiusa a causa della presunzione di avere in mano la verità assoluta e quindi legittimata a imporre queste verità e questi valori. Popper sostiene inoltre che Platone ha inquinato l’intera teoria politica occidentale allorché il filosofo greco sosteneva che a comandare debbano essere i filosofi, in quanto il filosofo è colui che sa cosa è bene e cosa è male. Ebbene, secondo Popper, la domanda su chi debba comandare è una domanda irrazionale e mal posta perché ci rimanda alla ricerca di ciò che non esiste: non esiste né un individuo né una classe dotata di una supremazia sugli altri. La domanda razionale, secondo il filosofo sarebbe invece quella di chiedersi come controllare chi comanda, quali sono cioè le istituzioni che possono permettere l’effettivo controllo dei governanti in una società democratica. Persino il consenso non garantisce una società democratica, infatti i sistemi totalitari hanno il massimo consenso eppure non sono democraticità. Una società genuinamente democratica è dunque per Popper quella che esprime consenso sul possibile dissenso, in una perenne dialettica tra le parti sociali. Riferimenti bibliografici Antiseri Dario, “Karl Popper. Protagonista del secolo XX”, Soveria Mannelli, Rubbettino, 2002. Popper Karl R., “La società aperta e i suoi nemici” [1945], 2 voll., Armando, Roma, 1973-74. Popper Karl R., “Miseria della storicismo”, Feltrinelli, 1994.