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Pelatantheria insectifera, una Vandacea insolita - in ricordo di Mario Comunetti

Orchideria di Morosolo

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Pelatantheria insectifera, una Vandacea insolita - in ricordo di Mario Comunetti

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Orchideria di Morosolo
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Pelatantheria insectifera ha fiori piccoli ma bellissimi nel loro piccolo, è una specie abbastanza comune ma di sicuro immancabile in una collezione per la pianta a crescita abbastanza rapida edisordinata e la facilità di coltivazione, è molto diffusa nel sud est asiatico, molta luce, temperato ba coltivata appesa, noi le coltiviamo appese legandole a bambù o lunghe zattere di sughero. In ricordo di Mario Comunetti, dal libro ORCHIDEE, STORIE & PERSONAGGI 4° edizione: Mario Comunetti è un amico che vive a 1 km da casa mia, fa il “roccista”, un lavoro particolare che consiste nei lavori in pietra nei giardini, muretti in sasso, pavimentazioni con ciottoli, grotte, rivestimenti, scale ecc. per lui non è un lavoro ma un arte; infatti, nella sua attività è da tutti considerato un artista, ha iniziato la professione facendo l’apprendista del padre e dello zio già affermati roccisti. Da ragazzo, con il padre e lo zio per diversi anni passavano tutto l’inverno lavorando nel grande giardino di villa Sutter a Genova, in questo giardino i Sutter avevano costruito una grande serra per custodire la loro collezione di orchidee e l’allora quattordicenne Mario ne rimase tanto affascinato che uno dei suoi sogni è sempre stato quello di avere una serra di orchidee come quella di villa Sutter. Ha lavorato con grandi architetti e soprattutto con Pietro Porcinai, senza dubbio uno fra i più grandi paesaggisti di sempre, divenendo forse il più bravo e apprezzato roccista italiano. Una ventina d’anni fa è venuto in azienda e mi chiese “Ma coltivi le orchidee?”, certo risposi, mi raccontò dei suoi ricordi della serra di villa Sutter e che da allora aveva il desiderio di farsi la sua serra di orchidee, volle accompagnarmi a casa sua, una villetta alla periferia di Morosolo, aveva un giardino bellissimo e molto curato, ma soprattutto un’infinità di piante strane che non avevo mai visto prima e una piccola serra addossata alla casa in cui teneva piante tropicali e anche qualche orchidea. Comunetti viaggiava molto, sia in Italia che all’estero, e ad ogni viaggio la sua collezione di piante particolari aumentava, la priorità in tutti i suoi viaggi, era di andare a cercare piante insolite. Da un viaggio in Messico portò tra le altre una bellissima pianta che mi incuriosì, era chiaramente un Impatiens ma molto strano, i fiori sembravano tanti pappagallini rossi e gialli, gli chiesi “Ma che bella! Come si chiama?” e lui “Boh! Pappagalli messicani” da una talea di quella pianta ricavai un notevole numero di piante che vendevo nelle mostre come “Pappagalli Messicani”, ho poi trovato il vero nome Impatiens niamniamensis, di origine africana, (non messicana) ma continuavo a vendere quelle piante come pappagalli messicani era più simpatico. Ogni anno la collezione di orchidee si faceva più numerosa, alcune piante le prendeva da me ma la maggior parte le portava dai suoi viaggi in Brasile, Indonesia, Madagascar, Messico, Costa Rica, Kenya, Tailandia, Filippine sono quelli che ricordo. Mario è un collezionista insolito, tra le sue tantissime piante quelle che hanno l’etichetta con il nome sono pochissime, a lui non interessano i nomi, non interessa che siano specie botaniche o ibridi, l’unica cosa importante per lui è che gli piacciano e se un visitatore gli chiede cos’è questa pianta lui risponde “Boh!, l’ho presa …” e dice dove l’ha presa e se non è fiorita descrive esattamente le caratteristiche del fiore. Non conosce il nome ma conosce perfettamente ogni sua pianta e di ognuna ricorda la provenienza e ogni caratteristica. Anche la serra si ingrandiva, ogni anno si estendeva di un nuovo pezzo e ora, magari non è grande come quella di villa Sutter, ma per un hobbista, è una serra con dimensioni di tutto rispetto, è bellissima, non tanto per la struttura, quanto per l’idea che ne è alla base. La villetta di Mario al pianterreno aveva cucina e sala da pranzo (ora questi locali sono stati portati al primo piano) nella sala da pranzo la parete sud era stata demolita e sostituita dalla serra che era addossata alla casa, praticamente sala da pranzo e serra erano un unico ambiente, e la serra era concepita come un giardino, non c’erano i classici tavoli su cui solitamente sono appoggiate le orchidee. Il pavimento della serra non era piano ma molto movimentato, quasi a simulare dolci colline, ovunque strutture d’acciaio rivestite in sughero sembravano tronchi di alberi ricoperti di sughero la seconda parte nel primo commento