Gli inizi oscuri di Gigi D'Alessio - l’intervista ripresa da Fanpage e censurata dal cantante
Antonio Crispino
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Gli inizi oscuri di Gigi D'Alessio - l’intervista ripresa da Fanpage e censurata dal cantante
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Secondo Luigi Giuliano, il boss di Forcella garantì anche per i debiti che D’Alessio contrasse con la camorra”. Tanti gli artisti finanziati dal clan, da Gigi Sabani a Nino D’Angelo.
Una lista lunghissima di artisti, tutti finanziati dal clan Giuliano: Gigi D'Alessio, Gigi Sabani, Nino D'Angelo, Mario Merola, Carmelo Zappulla, Mario Trevi e poi tutta la filiera dei cantanti neomelodici presenti su piazza. La stila Luigi Giuliano, nipote e omonimo del capoclan meglio noto come ''o re', il re, oggi pentito. Incontri occasionali e sporadici per motivi artistici, così come ha raccontato più volte Gigi D'Alessio? 'Assolutamente no - risponde -. Erano incontri quotidiani, mangiavano a casa di mio zio e venivano in cerca di sponsorizzazioni'. 'Bussavano alla porta soprattutto in periodi in cui non lavoravano. Chiedevano di essere inseriti in programmi televisivi o di collaborare con artisti che in quel momento erano sulla cresta dell'onda'. Tanto da diventare un vero e proprio manager delle star. Come sarebbe stato per Gigi D’Alessio. “Gigi Sabani lo portò con sé in una trasmissione di Rete 4 condotta da Mike Bongiorno. Per quel duetto sborsammo cento milioni. Servirono per convincere Sabani a portarlo con sé”. Quando fu stabilita la collaborazione tra Sabani e D’Alessio, Luigi Giuliano era lì. E c’era anche lo storico paroliere di D’Alessio, Vincenzo D’Agostino. “Ricordo che D’Agostino disse a mio zio: “Ci è costato cento milioni Gigi D’Alessio su Rete 4. Lo dovrebbe sapere la gente che Gigi Sabani ha preso cento milioni”. Tutta un’altra storia rispetto a quella che ha sempre raccontato lo stesso D’Alessio, ossia di aver conosciuto il boss unicamente in occasione di matrimoni o spettacoli. Luigi Giuliano sorride quando gli facciamo rileggere alcune dichiarazioni del cantante in cui l’unica ammissione è di aver incontrato il boss Giuliano per farsi correggere il testo di una canzone.
“Altroché, c’era un rapporto di vera e propria amicizia tra D’Alessio e mio zio Lovigino. Quando non lo conosceva ancora nessuno mio zio mandò per il rione tutti i miei cugini a distribuire le sue cassette. E di certo non fu mio zio a cercarlo. Da lui passavano tutti quelli che non avevano i soldi per produrre i dischi, compreso D’Alessio”.
Un rapporto che andava al di là della musica. “Nel ’95 dopo un concerto al Palapartenope un affiliato ai clan di Secondigliano, Antonio Di Pietro detto “‘o masticiello” (noto trafficante di droga ma anche editore di musica neomelodica, ndg), lo aspettò sotto il palco e gli disse: “Quando hai finito di festeggiare vienici a portare l’incasso della serata”. D’Alessio aveva chiesto dei soldi in prestito ed era in debito con loro. Corse in lacrime a Forcella, ero presente anche io, e mio zio garantì per lui e i suoi debiti. Questo “masticiello”, a sua volta, aveva un figlio che cantava e D’Alessio per un certo periodo fu costretto a portarselo appresso. Io stesso li vidi insieme al Negombo, un noto locale di Ischia, durante un concerto”. Un locale, tra l’altro, che vedeva come ospite anche un altro big della musica napoletana, Gigi Finizio. “Lo incontravo sempre - continua Giuliano -. Quando doveva andare ad Ischia si faceva accompagnare con il motoscafo dal figlio di Patrizio Bosti (reggente del clan Contini, capo dell’Alleanza di Secondigliano e successivamente inserito tra i trenta latitanti più pericolosi, ndg)”.
Dopo l’arresto del boss Luigi Giuliano, secondo il racconto del nipote, nacque il legame tra Gigi D’Alessio e il cognato di Lovigino, ossia Luigi Ponticelli (sposò la sorella della moglie del boss) fondatore della casa discografica Phonosud. “Sia il paroliere D’Agostino che Ponticelli prendevano la droga a Forcella, li conoscevo benissimo. Io ci uscivo con Ponticelli, aveva una Mercedes Slk in cui custodiva un cd personalizzato da D’Alessio. C’era la prima canzone che presentò a Sanremo, “Non dirgli mai”. Ma in quella versione aveva sostituito una parola con il nome della moglie di Ponticelli, Flora”.
In occasione dello scudetto del Napoli il “re” Luigi Giuliano fece costruire un balcone da cui si affacciò con tutti i calciatori del Napoli. “Ogni festa che si organizzava passava per la mia famiglia - racconta Luigi Giuliano -. Nella disponibilità di mio zio Luigi c’era anche il capo ultras del Napoli, Gennaio Montuori, che si preoccupò di portare a Forcella Maradona e compagni. Tutti i palchi montati in città furono disposi da noi e tutti i cantanti che volevano esibirsi in piazza erano in fila fuori casa nostra”.
Sulla pagina Facebook di Carmela Marzano, la moglie del “re” Luigi (che non risiede più a Napoli), c’è una recente videodedica di Tonino Apicella, padre del più noto Mariano, il menestrello preferito da Silvio Berlusconi, famoso per le cene di Arcore. Era accorso a omaggiare la signora Giuliano appena ha saputo che era in città: “Dedico alla mia amica Carmela e al mio amico Luigi Giuliano questa canzone…”.