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BERNARDO PROVENZANO 2006: 43 ANNI latitante — come comandò la mafia coi pizzini?

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BERNARDO PROVENZANO 2006: 43 ANNI latitante — come comandò la mafia coi pizzini?

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Per quarantatré anni nessuno è riuscito a vederlo. Bernardo Provenzano, nato a Corleone nel 1933, latitante dal 1963, è stato uno dei più importanti capi nella storia di Cosa Nostra. Lo chiamavano in due modi: "Binnu u tratturi", il trattore, per la sua ferocia, e "il ragioniere", per il modo in cui, negli anni, gestì il suo impero come un contabile. Dopo l'arresto di Totò Riina nel 1993, fu lui a guidare la mafia, ma con una strategia opposta a quella delle stragi: la sommersione. Niente più rumore. Niente più bombe. Solo silenzio e affari. Questa è una ricostruzione costruita su un solo principio: i fatti accertati e ciò che hanno stabilito le sentenze. Niente schieramenti, niente compiacimento. Provenzano governò Cosa Nostra restando invisibile, comunicando attraverso i "pizzini", piccoli bigliettini di carta scritti a mano o a macchina, organizzati in punti numerati e protetti con un codice ispirato al cifrario di Cesare, consegnati da una catena di corrieri. Niente telefoni, niente tracce elettroniche. Un sistema quasi impossibile da intercettare. Ma proprio quella rete di carta lasciava una scia. L'11 aprile 2006, intorno alle 11:15, gli uomini della Squadra Mobile e dello SCO di Palermo, guidati da Renato Cortese, catturarono Provenzano in un casolare in contrada Montagna dei Cavalli, nelle campagne di Corleone. A tradirlo fu un dettaglio semplicissimo: la consegna della biancheria pulita dalla sua famiglia al nascondiglio. Nel covo, una vecchia macchina da scrivere e centinaia di pizzini. Tre capitoli, con rispetto per le vittime: l'ascesa corleonese e la seconda guerra di mafia; la strategia della sommersione e i pizzini; la cattura, il carcere duro e ciò che resta. Provenzano era stato condannato in contumacia a più ergastoli, riconosciuto dalle sentenze come mandante delle stragi del 1992 che uccisero Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e gli uomini delle loro scorte. Morì da detenuto il 13 luglio 2016, a 83 anni, all'Ospedale San Paolo di Milano. La sua cattura resta una grande vittoria dello Stato di diritto: la prova che nessuno è imprendibile per sempre. 🔔 Iscriviti e attiva la campanella per i prossimi casi, sempre con la stessa regola: i fatti, le sentenze, e il rispetto per chi quelle storie le ha vissute, e spesso le ha pagate con la vita. 📦 Ti appassionano le storie dei grandi marchi italiani — le dinastie industriali, le ascese e i crolli che hanno fatto l'Italia? Iscriviti al nostro canale gemello Marchio Italiano:    / @marchio-italiano   #BernardoProvenzano #CosaNostra #Mafia #Corleone #Pizzini #AnniDiPiombo #MisteriItaliani #NoirItaliano #StoriaItaliana #TrueCrimeItalia #Falcone #Borsellino 0:00 - Introduzione — L'uomo invisibile per 43 anni 0:15 - I · I VIDDANI DI CORLEONE — Sicilia, 1933: l'infanzia e l'ascesa 9:00 - II · LA MATTANZA — 1981, i corleonesi prendono tutto 17:00 - III · L'ANNO PIÙ NERO — 1992, le stragi e l'arresto di Riina 26:00 - Capitolo 2: LA SOMMERSIONE E I PIZZINI — Comandare nel silenzio 33:00 - I · LA STRATEGIA — Far sparire la mafia dai radar 43:00 - II · IL CODICE DI CESARE — Bigliettini di carta cifrati 52:00 - Capitolo 3: LA CATTURA E CIÒ CHE RESTA — 11 aprile 2006 59:00 - I · IL BLITZ — Montagna dei Cavalli, la biancheria che tradì 1:08:00 - II · IL CARCERE — 41-bis, gli ergastoli, la malattia 1:15:00 - III · LE VITTIME — Falcone, Borsellino, lo Stato di diritto