Siamo destinate a ripetere le ferite delle nostre madri?
Cinzia Santini
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Siamo destinate a ripetere le ferite delle nostre madri?
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Cinzia Santini
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Quanto della persona che siamo oggi arriva da nostra madre? E quanto delle sue paure, fragilità, insicurezze e ferite familiari finisce, inconsapevolmente, per attraversare le generazioni?
In questi giorni sto pensando molto a mia madre. È morta 21 anni fa, a soli 69 anni, ma chi ha perso un genitore o una persona cara sa che certe assenze non vengono semplicemente archiviate. Con il passare degli anni cambiano, ritornano e ci portano a riflettere sul tempo, sulla famiglia e sul senso della nostra esistenza.
In questo video voglio raccontarvi una parte della storia di mia madre e, soprattutto, cosa ha significato per me essere sua figlia.
Mia madre è cresciuta in una famiglia molto modesta e difficile, con una madre poco affettiva e un padre più amorevole ma spesso lontano per lavoro. Era una bambina durante la Seconda guerra mondiale e a soli dieci anni venne mandata a lavorare come tata, occupandosi di altri bambini quando lei stessa era ancora una bambina.
Nonostante un'infanzia segnata da insicurezze e mancanze affettive, è riuscita a interrompere una parte di quella catena diventando una madre estremamente affettuosa. Gli abbracci, i baci e la capacità di dimostrare fisicamente l'amore li ho imparati da lei.
Altre fragilità, però, sono rimaste.
In questo video rifletto su quelli che spesso vengono definiti traumi generazionali o ferite generazionali: esperienze, comportamenti, paure e modelli familiari che possono passare dalla bisnonna alla nonna, dalla nonna alla madre e poi dalla madre ai figli.
Da primogenita ho sentito molto presto il bisogno di essere forte, di consolare, sostenere e prendermi cura degli altri. Un comportamento che ancora oggi riconosco in me e che mi porta a chiedermi quanto della nostra personalità sia realmente nostro e quanto, invece, sia il risultato della nostra educazione e della nostra storia familiare.
Parliamo quindi di rapporto madre-figlia, famiglia, educazione, infanzia, genitori, maternità, perdita di una madre, elaborazione del lutto, traumi generazionali, ferite familiari, crescita personale, consapevolezza, autostima, amore per se stessi e rapporti familiari.
Racconto anche il percorso migratorio di mia madre, arrivata giovanissima in Svizzera, nel Canton Glarona, e le difficoltà vissute dagli italiani emigrati in Svizzera negli anni Cinquanta e Sessanta. Un'esperienza che ha fatto parte della storia della mia famiglia e che inevitabilmente ha contribuito a costruire le persone che siamo diventate.
Oggi guardo anche mia figlia e mi piace pensare a una sorta di percorso evolutivo tra generazioni: mia madre ha fatto una parte del cammino per liberarsi da ciò che aveva ricevuto dalla propria famiglia, io ho provato a percorrerne un altro tratto e spero che mia figlia possa andare ancora oltre.
Perché forse non possiamo cambiare ciò che è accaduto prima di noi, ma possiamo provare a riconoscerlo, comprenderlo e impedire che ciò che ci ha fatto soffrire continui a ripetersi.
La famiglia è la nostra prima fonte di apprendimento. Da bambini impariamo osservando chi ci cresce, assorbendo non soltanto ciò che ci viene detto, ma anche paure, comportamenti, modi di amare e di relazionarci con gli altri.
Mi piace pensare che mia madre abbia fatto tutto ciò che poteva con gli strumenti che aveva. Mi ha insegnato ad amare. Io ho cercato di aggiungere a quell'amore anche una maggiore sicurezza e la capacità di amare me stessa. E spero che mia figlia possa portare con sé il meglio di entrambe, scegliendo liberamente chi essere e quale vita costruire.
E voi? Che rapporto avete avuto con vostra madre e con la vostra famiglia? Riconoscete dentro di voi comportamenti, paure o caratteristiche che sembrano attraversare più generazioni?
Se vi va, raccontatemi la vostra esperienza nei commenti. Come sempre, leggerò con grande interesse le vostre storie.
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