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Il Più Imponente Buco Nero Mai Scoperto dagli Scienziati

IL Grande Vuoto

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Il Più Imponente Buco Nero Mai Scoperto dagli Scienziati

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IL Grande Vuoto
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In questo video partiremo sfatando il mito dei buchi neri come aspirapolveri cosmici: vedremo perché contano la massa e la distanza, e come l’orizzonte degli eventi sia un confine causale, non una superficie da colpire. Seguendo la relatività, capiremo come la gravità modifichi lo spazio e il tempo e perché un buco nero supermassiccio possa avere, proprio al suo bordo, forze mareali relativamente deboli. Poi seguiremo la crescita di questi oggetti: dal collasso delle stelle ai possibili semi intermedi, fino ai buchi neri supermassicci dei nuclei galattici. Vedremo come accrescimento, fusioni e condizioni dell’universo primordiale possano aver prodotto giganti in tempi sorprendentemente brevi. Per stimarne la massa, confronteremo i moti di stelle e gas, le righe spettrali, gli echi luminosi misurati con la mappatura dei riverberi, le lenti gravitazionali e le immagini dell’Event Horizon Telescope. Anche le orbite stellari attorno al buco nero al centro della Via Lattea ci mostreranno come si possa pesare qualcosa di invisibile. Arriveremo quindi a Ton 618, quasar lontano la cui massa stimata è di decine di miliardi di masse solari. Esamineremo perché sia un candidato di primo piano e perché le stime basate sulla luce e sulle righe del gas restino incerte, influenzate da orientamento, venti e modelli. Confronteremo questa misura con quelle, altrettanto delicate, dei giganti nelle galassie vicine. Infine, seguiremo le domande aperte sull’orizzonte: dilatazione del tempo, radiazione di Hawking e paradosso dell’informazione. Vedremo come i buchi neri influenzino le galassie e quali nuove osservazioni potranno affinare le stime. La conclusione è prudente: il più grande dipende da cosa misuriamo, e Ton 618 resta un contendente, non un vincitore indiscutibile. TON 618 deve il suo nome al catalogo di Tonantzintla: nel 1957 gli astronomi messicani Braulio Iriarte ed Enrique Chavira lo registrarono come un debole oggetto blu. La sua natura di quasar emerse solo nel 1970, quando un’indagine radio condotta a Bologna ne rilevò l’emissione. Nel 2021, uno studio di Jianrui Li e colleghi pubblicato su The Astrophysical Journal Letters ha usato ALMA per osservare il gas molecolare intorno al quasar. Ha individuato una riserva estesa per circa 100 kiloparsec, con una massa stimata tra 40 e 50 miliardi di masse solari: un ambiente vasto, legato alla crescita della galassia che ospita TON 618.