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Movimento e immobilita (quinta parte)

Daniele Righi

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Movimento e immobilita (quinta parte)

3 просмотра · 2 недели назад
Daniele Righi
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Movimento e Immobilità racconta il passaggio dalla libertà fisica della giovinezza alla scoperta di una forza interiore capace di resistere anche quando il corpo si ferma. Il racconto parte dai ricordi dell’Alfa Sud, simbolo dei sogni giovanili, della velocità e della libertà. Nel 1979, durante il servizio militare negli Alpini, il corpo sembra inesauribile. Marce, montagne, freddo e fatica diventano esperienze che costruiscono forza, disciplina e amicizie profonde. Poi arrivano l’amore, la famiglia, la perdita del padre e del fratello e gli anni dei sacrifici quotidiani per crescere due figli. Il lavoro, le difficoltà economiche e le rinunce diventano parte della vita, ma tutto acquista un senso nella famiglia. Nel 2012 arriva la svolta. Una stanchezza inspiegabile, i dolori alle gambe e i problemi di equilibrio trasformano lentamente la quotidianità. Dopo mesi di visite e ricoveri arriva la diagnosi di una rara malattia degenerativa. Il corpo che prima permetteva di correre, lavorare e viaggiare diventa fragile e ogni movimento richiede uno sforzo enorme. La malattia cambia completamente la vita, ma non spegne la volontà di andare avanti. La prima preoccupazione riguarda i figli e la possibilità che la malattia sia ereditaria. Sapere che non lo è porta un grande sollievo. La nuova quotidianità diventa una lotta fatta di farmaci, terapie, crampi, ricoveri e dolore. Anche le attività più semplici diventano difficili. In questo periodo emerge però il bisogno di parlare e di trovare uno spazio dove poter esprimere paure e pensieri. L'incontro con un prete in ospedale diventa un momento di ascolto e di sostegno umano. La gita a Verona rappresenta uno dei momenti più significativi. La stanchezza costringe a fermarsi su un muretto, ma quella necessità viene vissuta come un problema di decoro da chi lo invita ad andare via. Poco dopo, però, una chiesa offre uno spazio completamente diverso. Silenzio, rispetto e accoglienza permettono di fermarsi senza vergogna e senza giudizio. Su quella panca avviene qualcosa di importante. Il riposo non riguarda più soltanto il corpo. Nasce una nuova energia interiore che permette di rialzarsi e tornare dalla propria famiglia. Il viaggio si chiude con un contrasto forte. All'inizio c'era un corpo libero di correre e muoversi. Alla fine c'è un corpo limitato dalla malattia, ma una persona che scopre dentro di sé una libertà diversa. La vera forza, quindi, non consiste sempre nel poter continuare a correre. A volte significa fermarsi, accettare il limite, trovare un luogo sicuro e poi raccogliere le energie necessarie per rialzarsi. La libertà fisica può venire meno, ma la volontà di vivere e di continuare il proprio cammino può rimanere intatta.