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ENRICO CAPODAGLIO racconta i DISCORSI SOPRA LA PRIMA DECA DI TITO LIVIO di NICCOLÒ MACHIAVELLI

Università dell'Età Libera - Pesaro

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ENRICO CAPODAGLIO racconta i DISCORSI SOPRA LA PRIMA DECA DI TITO LIVIO di NICCOLÒ MACHIAVELLI

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Domenica 12 luglio, alle ore 18.00, nella Corte di Palazzo Montani Antaldi (g.c.), Enrico Capodaglio racconta i Discorsi sopra la prima deca di Tito Livio di Niccolò Machiavelli. Ad accompagnarlo, i lettori Rita Caprio, Rosa Lorena Ferri, Antonella Taras, Marcella Tomassoli delle Voci dei Libri APS. Scrive Capodaglio: «Il Principe è un’opera composta con spirito plastico, artistico e drammaturgico, come scrive Antonio Gramsci nei suoi Quaderni dal carcere, in relazione con una situazione politica unica e urgente, mentre nei Discorsi sopra la prima deca di Tito Livio, scritti dal 1513, le meditazioni di Machiavelli sono più larghe, disseminate e distese, tenendo sempre presente la “verità effettuale” delle cose. Si tratta di un’opera unica che, muovendo dall’opera storiografica di Tito Livio, spazia su temi diversi, tutti correlati: vi sono una storia del genere umano; un’indagine sul ciclo delle forme di governo, una difesa del popolo e del bene comune; pensieri sul gioco della virtù e della fortuna; un’ampia trattazione del ruolo sociale e politico della religione. Proprio di carattere antropologico sarà la mia prospettiva: come vede egli la natura umana, mi domando, nella sua espressione concreta storica e sociale? Qualcuno si è stupito che Machiavelli sostenga il principato nel Principe e la repubblica nei Discorsi ma in realtà l’ispirazione e il giudizio politico sono unitari, promanando da un confronto serrato col mondo antico. Un frammento di antica statua si paga a gran prezzo, egli scrive nel proemio dell’opera, mentre si ignorano “le virtuosissime operazioni” compiute dagli antichi in campo politico e militare, non ispirandosi abbastanza alle opere dei grandi storici. La passione civile e l’ingegno politico di Machiavelli contribuiscono così a generare una meditazione originale, in una prosa sapida e pregnante che accresce non poco il fascino dell’impresa.»