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Aglione Etrusco dell'Orto di Ubaldo

Stefano Pucci

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Aglione Etrusco dell'Orto di Ubaldo

48 просмотров · 6 дней назад
Stefano Pucci
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Come è giunto l’Aglione nel piccolo borgo di Valpromaro situato sulla via Francigena? È una lunga storia che parte da una signora chiamata Gemma, una lontana parente il cui orto confinava con il mio. Ero piccolo e un giorno mi disse che un suo amico gli aveva regalato uno spicchio d’aglio chiamato americano perché gigante. Lo mise accanto a una pianta di Cachi e quello crebbe fino a diventare bello grosso e alto, quando la pianta fu secca lei contenta la tolse e vide che il capo d’aglio con i suoi 6 spicchi era veramente gigante. Ma ebbe una sorpresa quando iniziò a farci da mangiare perché non aveva lo stesso gusto forte e intenso di quelli classici, rimase delusa e decise di non mangiarne altri. Gli ultimi spicchi li rimise in terra e li abbandonò al loro destino fino a che la sua parte di orto entrò a far parte del nostro. Quella pianta di anno in anno creò un vero e proprio cespuglio di agli e io curioso finalmente scoprì da dove proveniva, non era Americano ma si trattava del pregiato Aglione della Val di Chiana, presidio Slow Food della Toscana. Da allora sono passati molti decenni e poco alla volta quello spicchio si è moltiplicato fino a diventare un gradito prodotto dell’Orto di Ubaldo. Questo aglio si può mangiare tranquillamente senza avere l’alito pesante perché non contiene Allicina che invece è ben presente negli agli classici usati in cucina. L’aglione in realtà è una specie di Porro selvatico e visto l’areale in cui si è conservato nel tempo, è molto probabile che sia giunto qui da noi portato dagli Etruschi, amanti del buon vivere, sicuramente gradivano baciarsi tra di loro senza avere effetti collaterali.