BAMBINI EXTRACOMUNITARI A SCUOLA: C'È CHI NON VEDE MAI I PROBLEMI E CHI PROPONE SOLUZIONI SBAGLIATE
Vincenzo De Luca
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BAMBINI EXTRACOMUNITARI A SCUOLA: C'È CHI NON VEDE MAI I PROBLEMI E CHI PROPONE SOLUZIONI SBAGLIATE
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Vincenzo De Luca
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C'è una decisione presa dal Governo che è estremamente problematica e risente di una propensione alla demagogia, detto con molta franchezza. Questa vicenda del tetto non oltre il 30% di alunni extracomunitari nelle nostre scuole è una decisione che risente molto di un'operazione ideologica e strumentale.
Guardiamo intanto ai numeri: una concentrazione importante di bambini extracomunitari si registra solo in alcune città e regioni del Nord. Per il resto, parliamo di una condizione estremamente ridotta e minoritaria.
Qui, però, voglio ragionare fino in fondo con spirito di verità. Molte forze di opposizione il problema non lo vedono; io penso invece che dobbiamo vederlo. Per quella che è la mia esperienza e per i riscontri che ho, ci sono mamme e papà che vivono con grande preoccupazione il fatto che i propri figli stiano in classi con percentuali altissime di extracomunitari e islamici. Questo problema c'è. Un sentimento umano di disagio e di timore esiste realmente, e se noi continuiamo a ignorarlo ci separiamo dai nostri concittadini. Chiunque sia chiamato a immaginare il proprio nipotino o la propria nipotina inseriti in un contesto simile avverte una certa preoccupazione.
Dobbiamo quindi tenerne conto. Valutiamo con freddezza, però, qual è la soluzione reale a questo tema, tornando ai compiti dello Stato. Nell'ultima versione approvata sono state introdotte eccezioni per diverse situazioni limite, sia per quanto riguarda i bambini sia per i genitori. Ai genitori si impone l'obbligo di frequentare lezioni di italiano, ma se svolgono mansioni di badanti e non possono allontanarsi dalla persona assistita, come fanno a frequentare i corsi? E poi, ci sono i docenti in numero sufficiente per svolgere anche questo lavoro aggiuntivo di educazione linguistica? Teoricamente va tutto bene: sanzioniamo chi non impara l'italiano. Ma ci sono le classi e ci sono gli insegnanti? No, non ci sono.
Lo stesso vale per i bambini. Se dobbiamo istituire classi separate, oppure sdoppiare e ridurre quelle con una presenza eccessiva per spostare gli alunni altrove, concretamente questa operazione come si realizza? Un bambino che abita in una determinata zona, nel momento in cui la classe in cui è inserito supera la soglia, dove lo mandiamo? Diventa complicatissimo sradicarlo e mandarlo lontano dal quartiere in cui risiede.
Il punto è questo: guardando in faccia la realtà, una presenza eccessiva (seppur limitata a poche realtà scolastiche in Italia) può determinare un rallentamento dell'attività didattica. Può succedere, teoricamente. Va detto anche che l'esperienza quotidiana insegna che i bambini a quell'età imparano molto in fretta. Possono partire con un ritardo rispetto ai coetanei italiani, ma recuperano rapidamente, e recuperano prima se condividono il percorso insieme agli altri bambini. È preferibile gestire qualche eventuale rallentamento didattico piuttosto che impelagarsi in un'operazione che diventa concretamente ingestibile.
Aggiungo altre due considerazioni sul piano dei valori. Avverto disagio a immaginare una classe dei nostri bambini con un eccesso di presenze extracomunitarie, ma avverto un disagio non minore a immaginare un bambino o una bambina arrivati da un altro Paese verso cui assumiamo un atteggiamento discriminatorio. È un'immagine che suscita un turbamento perfino maggiore. Proviamo a calarci nella realtà: un bimbo o una bimba che proviene da una famiglia islamica è pur sempre un bambino. Che facciamo? Questa si chiama umanità e, per quanto a volte sia difficile da praticare, restare umani rimane una scelta e una decisione di fondo.
L'altra riflessione, sempre sul piano di un'analisi lucida e razionale, riguarda la sicurezza. Al di là del dato prettamente umano e cristiano, c'è una forte preoccupazione legata al fenomeno dei maranza o delle bande giovanili di seconda generazione, che vivono la propria condizione di non italiani d'origine in termini di rivalsa e contrapposizione identitaria. Se cominciamo fin dalle elementari a far crescere questi ragazzi con il senso di estraneità rispetto alla nostra comunità, rischiamo di alimentare proprio quei sentimenti che spingono verso atteggiamenti di rivalsa e di rottura.
Il tema è complesso. È inaccettabile la posizione di chi sostiene che vada tutto bene e non vede le criticità, ma è altrettanto inaccettabile proporre soluzioni sbagliate e non meditate. Bisogna capire esattamente dove si vuole andare a parare, difendendo contemporaneamente i valori umani e le esigenze di sicurezza.